Dicerie Bonus Quarantena (parte 5)

Una pagina di diario
L’immobilità è un concetto terrorizzante. Più volte mi sono interrogato col mio Mentore sul perché questo concetto mi spaventasse così tanto, e ogni volta la discussione sembrava arenarsi inevitabilmente sulla mia necessità di muovermi, di imparare, di scoprire. Mi ricordo che un giorno mi portò fuori dalla città, fuori dal palazzo, in segreto poiché non avrebbe voluto condividere quella discussione con nessun altro. Mi mostrò antiche rovine appena oltre le mura della capitale. Antichi palazzi e ville, riportate alla luce dalla fatica e opera di instancabili archeologi e schiavi, i cui marmi e mosaici risplendevano alla luce del sole come il più prezioso degli intarsi. Mi mostrò la nostra cultura e le sue basi, dialogando e discutendo con me delle filosofie e morali che dovevano aver mosso i nostri primi passi verso la gloria dell’Imperium. Passammo una giornata indimenticabile, pranzando all’ombra di antiche colonne e passeggiando sotto colonnati dove antichi maestri dovevano aver accompagnato i propri alunni al sapere e all’illuminazione della sapienza. Quando oramai i rossi raggi del tramonto lambivano e ingiallivano i candidi marmi delle rovine, lui si girò a guardarmi e mi chiese con una semplicità disarmante: “Non sono forse meravigliose queste rovine? Rimaste immobili e inalterate per tutti questi secoli? Perché l’immobilità dovrebbe essere nostra nemica, una volta che essa è semplicemente figlia della gloria? Non dimostrano che fummo il più maestoso degli imperi?” Io diedi un ultimo sguardo ai palazzi, e i miei occhi vagarono sui profili delle strutture, delle pietre, esaminando ogni capitello, ogni finestra, ogni tassello. Mi girai quindi verso il mio Mentore e con altrettanta semplicità risposi:

“Eppure, continuammo a muoverci”

Lui sorrise e annui, capii allora il suo vero obiettivo e ciò che mi aveva mostrato in quel giorno.
Allo stesso modo, questa spedizione che si trova chiusa in questa cittadina, mentre i lavori fervono e gli animi guariscono da oramai vecchie ferite, ora giace in immobilità. Le storie delle gesta passate narrate più e più volte nelle taverne, oramai sono conoscenza comune, non c’è novità alcuna.

Eppure, continuano a muoversi.

Piccoli gruppi di valorosi, di folli, di avventurieri, che sfidando la sorte, i pericoli, e forse la loro propria identità, hanno lasciato nelle più disparate maniere e condizioni la salvezza di questo piccolo punto nel mezzo della terra brulla. Mi chiedo che storie porteranno dal loro viaggio? Chissà che queste non rimettano in moto questo bizzarro meccanismo nel quale il Thedas ripone così tanta fiducia.

Aureliano Seneca, Excogitator in Exilium
9:40 Era del Drago, ultimi giorni di Matrinalis (8° mese), Palazzo Imperiale di Val Royeaux, Orlais
I consiglieri giravano nervosamente attorno al tavolo, paggi e messi entravano e uscivano ad un ritmo forsennato, portando notizie e informazioni sull’andamento della guerra. I più eminenti rappresentanti del governo di sua maestà Imperiale parevano quasi gli spettri di loro stessi, profonde occhiaie solcavano i loro visi, quasi tutti sembravano aver perso peso e i loro gesti erano bruschi e nervosi. L’ennesimo messaggero fece il suo ingresso nella stanza, portando l’ennesimo plico di buste e pergamene.
“È quello che abbiamo richiesto? E i compiti che abbiamo assegnato sono stati svolti?”
Il paggio fissò il nobile che aveva parlato, deglutendo vistosamente
“Tutto, tranne i documenti dalla Casa… che risulta… silente, mio signore…”
Le urla di rabbia e frustrazione si udirono per metà palazzo, mentre i consiglieri sfogavano il proprio disappunto contro il povero ragazzo.
“Non è possibile! Paghiamo fior fior d’oro a quel fanfarone perché la Casa operi in favore della causa di Sua Maestrà! Si può sapere, per il Creatore, dove diavolo è il Cardinale? Perché non è qui con noi a gestire questo vergognoso vilipendio all’autorità Imperiale?”
Il paggio rispose timido da dietro la pila di documenti che ancora portava in braccio.
“È con la Spedizione… nelle Andrefel… Sono stati gli ultimi ordini datigli dall’Imperatrice…”
Nuove colorite imprecazioni e insulti si poterono udire nuovamente per le sale del palazzo.
9:40 Era del Drago, 11° giorno di Frumentum (10° mese), Avamposto di Weissherz, in una tenda piuttosto isolata
“Mi avete fatto chiamare, Capitano?”
Esordisce il nano, fermo sull’ingresso.
“Si Pietro, voglio che avverti Jayne di prendere un cavallo e mandare una missiva alla nave, di approntarla”
“Andiamo da qualche parte Capitano?”
Dal Cuervo si volta verso il suo sottoposto, fissandolo col suo unico occhio.
“Ci puoi scommettere, amico mio”
9:40 Era del Drago, 1° giorno di Umbralis (11° mese), Avamposto di Weissherz, durante i festeggiamenti per Satinalia
“Amico adoro questa festa!”
“Haha anche io! Alcol a fiumi, buon cibo, donne e follia. Certo qui con la Spedizione non è come a casa, neanche lontanamente, ma dopo questo periodo orribile ci volevano un paio di giorni di svago.”
“Parole sante amico. Brindiamo! Ma… Speravo di provale il famoso whiskey del Cardinale, ma non vedo né quello né lui.”
“Ah, non hai sentito? È partito.”
“Partito? Per dove…?”
“Dicono sia andato a sposarsi.”
“E allora auguri agli sposi, ovunque siano!”
9:40 Era del Drago, 5° giorno di Umbralis (11° mese), Avamposto di Weissherz, Fuori dalla Taverna del Drago Ubriaco, alba
“Ma vi sembra questo il momento di martellare?”
Bort si ferma, chiodi in bocca e minaccioso martello in mano. “Non ci sono degli orari in cui SI PUO’ martellare e in cui non è permesso.”
“Ma…”
“E poi io faccio quello che mi pare, chiaro?”
Il ragazzino, intimidito, fa un passo indietro.
“Allora, Bort, come sei messo con la Bacheca?” La voce della Taverniera fa capolino da una delle finestre.
“Finito, capo. Ma a qualcuno dà fastidio il rumore.” Dice l’uomo martellando con forza gli ultimi chiodi.
La donna sospira e qualche secondo dopo esce dal locale, trovando in piazza solo Bort. “Quanti coraggiosi in spedizione… vabbè, non importa. Andiamo, dai! Il nostro lo abbiamo fatto, speriamo che a qualcuno serva o chiederò un risarcimento per il tempo perso.”
Nel bel mezzo delle Anderfel, nel cuore della notte.
La notte porta consiglio, così dicono in tutto il Thedas. C’è anche chi dice che rimanere svegli tutta la notte a rimuginare su di un problema sia unicamente deleterio, poiché vorrà dire essere ancora preoccupati e per di più stanchi la mattina dopo. I saggi dicono questo perché non hanno mai provato davvero la vera paura. Quella paura che ti attanaglia e non ci si può scrollare di dosso. È per questo che una giovane donna sta urlando in questo momento, spaventata, braccata. I suoi compagni non possono che svegliarsi e assistere, poiché nei nostri sogni siamo da soli. Siamo solo noi, coi nostri ricordi, i nostri pensieri e i nostri demoni.
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