| 9:43 Era del Drago 6° giorno di Nubulis, zona presidiata dalla spedizione presso una piccola radura, tramonto | |
| Il guardiano presidiava un altro rito funebre. I caduti Dalish durante l’attacco per mantenere le posizioni conquistate giacevano in fosse dietro di lui coperte dalla fredda terra e dal velo dorato del caldo sole al tramonto. Normalmente avrebbe chiesto ai non membri dei clan riuniti di allontanarsi dal luogo ma i tempi e la situazione richiedevano diversamente. Il gruppo di persone che si era riunito era il più disparato, volti più o meno noti nella spedizione, uniti in una forma di cordoglio per coloro che con il loro sacrificio avevano permesso di entrare nella città fortezza. “Le parole sono molte e non tutte sono vane, la determinazione e il valore che con il vostro sacrificio avete mostrato sia scudo dei nostri cuori e freccia del nostro intento” il guardiano fece una piccola pausa volgendo di nuovo lo sguardo sulle vite davanti a lui poi chiudendo gli occhi iniziò a recitare: “Falon’Din Lethanavir, amico dei defunti Guida i loro passi, placa la loro Anima Donagli il riposo.” “Per noi il riposo deve attendere. Abbiamo varcato la soglia della città, vero, ma ora più che mai dobbiamo stare attenti perché siamo solo all’inizio.” |
| 9:43 Era del Drago 6° giorno di Nubulis, Accampamento della Spedizione dentro Weisshaupt, tramonto | |
| Un Popolo riunito nel cordoglio funebre e tre pire ancora spente si stagliano nella vallata. A destra la pira mostra insegne fereldiane, onori e un grosso scudo giace a monito che lì riposa Eivor, Bastione in questa vita e nell’altra. A sinistra sulla pira svettano insegne templari, così insolite dato il terribile punto di rottura, ma segno si speranza per coloro che ancora credono e sperano; e Kan, avvolto nelle vesti da battaglia bianche, viene onorato come Templare Postumo. Centrale si staglia una pira più alta, sulla quale è stata allestita una piccola barca, intagliata nel legno con simboli e rune. Ivi giace Sir Lagrëyn Sigrid Lothbrök “La Tenace”, circondata da vestigia di guerra, con il suo scudo poggiato sul petto e il viso dipinto da pitture di guerra. “Onori ai caduti! Onore al Ferelden!” La voce possente di Lord Pendragon rompe il silenzio surreale e si diffonde come un eco nel cuore di tutti i presenti. Riuniti nella celebrazione sono molti: dai compagni dell’Avanguardia, a lupi solitari come Korgath a Condottieri integerrimi come Mac Tir e, stoicamente in piedi, Elissa Cousland osserva con sguardo fermo il suo Popolo ferito. “Un minuto di silenzio per i caduti.” Tuona la Regina. E poi sussurra, appena udibile solo per i nobili al suo fianco. “Non di più, sta per piovere.” Aurelion Pendragon e Sir Bowden osservano il cielo così limpido come se li stesse schernendo. Poi, vedendo il volto della Regina, compresero. Fu un minuto di silenzio interminabilmente lungo. C’era chi non riusciva a distogliere lo sguardo dalle pire, chi nemmeno osava alzare lo sguardo; vi era chi tratteneva le lacrime e chi non ha nemmeno provato a darsi un contegno. Tre compagni erano caduti con valore sul campo di battaglia, tre spade e tre scudi spezzati dalla guerra… non dalla vecchiaia, sorte e delizia di ogni impavido combattente. Nessun tamburo, nessun urlo, nessun fiato per coloro che sono morti; solo silenzio, rispettoso e mesto, culla della sofferenza di chi rimane e si unisce nel lutto. Tutti i presenti, nel cuore, hanno sentito una sensazione di vuoto, di ennesima perdita. Una vittoria con un sapore acre, l’ennesimo successo conquistato con troppo sangue. Poi, un sollievo: il dolore lascia il posto alla consapevolezza che… semplicemente delle anime così eroiche hanno solo preceduto nella strada da percorrere. Sapere di essere rimasti indietro è un peso, ma anche una responsabilità piena di possibilità: c’è chi, ispirato, diventerà una guida per i più inesperti, chi racconterà e tramanderà le loro gesta, chi osserverà e poi agirà, con prudenza. È in quel silenzio pesante e inesorabile che l’aria sembra riempirsi di sacralità e mistero, levandosi pian piano in una lieve brezza. E infine, come un dono di Compassione, il petto diviene più leggero per tutti i presenti mentre un’unica lacrima non vedrà mai la luce, troppo timida anche solo per provare a rigare un regale volto. “Procedi, Sir.” E ad un cenno della Regina, dall’arco di Sir Bowden partirono tre frecce infuocate. |
| 9:43 Era del Drago 6° giorno di Nubulis, nella fortezza, tardo pomeriggio | |
| Birra giace con attorno i suoi cari. I Volto d’Inverno e i Cercavia sono stretti nel cordoglio, disarmati dalla semplicità di vederlo… così. Ed è in questo terribile sconforto che il macigno si fa più lieve: il profumo della terra fresca e la freschezza della pietra inebriano le narici dei presenti, con la consapevolezza che il dolore è per chi resta, perché Birra è in pace, è tornato alla pietra come è sempre stato destinato a fare. In lontananza, il rumore di passi, ormai stanchi, smuove per un attimo i presenti: un gruppo di nani si avvicina, preceduto da una nana con i lunghi capelli corvini legati in una coda alta. Qualcuno sospira, sapendo che il momento è arrivato. Qualcuno potrebbe credere di aver visto negli occhi di Lord Victris un luccichio, ma nessuno sarebbe disposto a giurarlo… E, con pesantezza, infine, eccoli: i morti. Ruth, con sguardo fermo e impassibile, si avvicina; i Volto d’Inverno le lasciano spazio, in attesa di cosa starà per succedere, mentre i Cercavia si stringono l’un l’altro osservando la scena ad una leggera distanza. La nana si inginocchia davanti al defunto, prende il suo viso fra le mani e poggia la propria fronte su quella di Birra. “Sei tornato alla pietra, Birra…” dice quasi sussurrando “…e anche se già sei stato onorato con un funerale, attorno a te ci sono i tuoi cari.” In quel momento chiunque stesse assistendo alla scena si sarebbe reso conto di alcuni dettagli. Belegar, detto Birra, giaceva fra le braccia di un compagno della Legione, come aveva scelto nel momento in cui si era unito a loro, ma attorno a lui stava avvenendo un miracolo: non era solo. Attorno a lui v’era l’amore di tutti coloro che aveva amato. Tutto l’affetto e la premura che quel nano intraprendente aveva distribuito si era concentrato attorno a lui, nel suo secondo silenzioso funerale. Nessuno parlava perché tutti sapevano già. Non v’era bisogno di elogiare la fedeltà di qualcuno che è stato accolto da una famiglia senza chiedere nulla, così come non serviva ricordare la fermezza nel tenere unito un gruppo in situazioni di pericolo. La forza e la potenza dell’unione nella sofferenza durarono per molti minuti, lasciando a chi sopravvive il tempo per imprimere ogni sensazione nella mente, così da portarsi tutti i ricordi nel cuore. Ad un certo punto, Ruth si alza e dopo aver fatto un cenno di comprensione ai presenti, lascia che Birra sia custodito dalle sue due famiglie, certa che avrebbero onorato le tradizioni di Orzammar e quindi le sue ultime volontà. E, una volta completati i saluti e ogni rito, solo due figure si attardano e indugiano; ma poi Lord Victris fa un respiro profondo e lascia da sola Cassandra. “Fino all’ultimo, ci ha aperto la strada.” E, se solo fosse una cosa credibile, potrebbe giurare di aver visto quel maledetto sorriso di Birra. Dopotutto, non poteva certo permettere a Drake e Shiari di precederlo troppo. Sarebbero stati spacciati senza di lui. |
| 9:43 Era del Drago 6° giorno di Nubulis, nella fortezza, sera | |
| Il popolo nanico sa essere stoico anche di fronte alle perdite; molti si dimenerebbero in pianti disperati o in manifestazioni d’affetto. Ad Orzammar la consapevolezza è ben diversa, la sofferenza non è una giustificazione per essere morbidi. I sentimenti sono qualcosa di indispensabile e chi conosce un nano lo sa bene: possono esprimere una vasta gamma di emozioni ed essere i migliori compagni di viaggio. Nel lutto, però, dimostrano la magnificenza e la potenza della pietra, rimanendo saldi. Gothrek, famoso per la sua forza e la sua ira, tuona con voce ferma le lodi di Thurid Ghernak e Orson, caduti valorosamente nella lotta contro il nemico. Più in disparte, una nana dalla lunga coda corvina osserva Gothrek impassibile mentre onora i caduti secondo la tradizione. Vi fu un momento di silenzio molto solenne in cui nessuno abbassò lo sguardo. Al termine della cerimonia funebre, Ruth si fa avanti e, prendendo dalle sue vesti un po’ di sangue ancora fresco, traccia pitture sul viso ormai spento di Orson. La sua voce risuona nel silenzio e rieccheggia nella pietra. “Salute a te, amico della Pietra Tu hai combattuto incessantemente nella Legione dei Morti”. Perché aveva combattuto da legionario, dunque lo era. |
| 9:43 Era del Drago 6° giorno di Nubulis, Accampamento della Spedizione dentro Weisshaupt, sera | |
| Le pire stavano già bruciando, riscaldando i volti dei presenti, ma non i loro cuori. Molte lacrime erano già state versate per i caduti, ma la cosa non sarebbe finita a breve. I caduti sembravano non finire mai, le loro fila che continuavano ad ampliarsi nel corso di questa Spedizione, ma non era mai stato come questa volta. Mai così devastante. Un padre e i fratelli della Chiesa Imperiale intonavano un canto preso dal Cantico della Luce, cantando di come le anime di Licea e Aldebaran, sollevate dalle fiamme, avrebbero raggiunto il Creatore come Andraste prima di loro. Anaximander se ne stava immobile, in silenzio, alla sua sinistra i due ufficiali dei templari imperiali, alla sua destra i suoi allievi. Poco più in là, leggermente in disparte, un elfo osservava il corpo della padrona bruciare, l’orfano stretto fra le braccia. Se qualcuno avesse avuto interesse a notare uno schiavo, avrebbe potuto constatare quanta forza d’animo questo dimostrava per non versare altre lacrime ed evitare di turbare il bambino più di quanto non fosse necessario. La sola consapevolezza, era che questo non sarebbe stato l’ultimo funerale. |
| 9:43 Era del Drago 7° giorno di Nubulis, Molto prima dell’alba. In un edificio fatiscente di Weisshaupt | |
| Con passo pesante e stanco, una donna fa capolino dalla “fu” porta sul retro della costruzione non più così solida; ma aveva un tetto, sembrava più stabile di molte altre e quindi era il posto adatto per accendere un fuoco per far da mangiare. Dopo un respiro profondo, si lega i capelli e indossa il berretto di Bort invece della sua solita cuffia, come per darsi forza dopo così poche ore di sonno insonne. Accende con cura il fuoco, così da scaldare l’acqua, prepara i pianali al meglio per poter impastare il pane e fare del suo meglio; ma sapeva benissimo che erano altre le mani che avrebbero tramutato ingredienti di fortuna in manicaretti. Tuttavia, prima di cominciare v’era un’incombenza ben più grave di sfamare animi feriti. Beatrix si trascina senza voglia nel presunto salone della taverna, contando e ripetendo nove nomi nella sua testa. E proprio quando il suo sguardo si poggia sulla stele improvvisata da lei e Bort tempo prima, un triste sorriso si dipinge sul suo viso stanco. “In memoria di: Lucian McDouglas Livia Colubra Arthal Ravel Tallisker Gothar Lord Alcibiades Dante Georg Erised Gortic Eriadan De La Croix Alyon Calien Lord Maximilian Van Markham Lucas Drake Licarius Brennan Erik Bejornskinn Draco Rotgar Ghernak Shiari Lord James Kazeye Delaney Lady Ares Purpurea Ruber Theralan’Ne Arthiel Ra Connor di Kirkwall … “Emrys Aldebaran Eivor Kan Orson Thurid Ghernak Sir Lagrëyn Sigrid Lothbrök Belegar, Birra Volto d’Inverno Licea Cleventia” Qualcuno già aveva aggiunto all’epitaffio i nomi dei caduti. A qualcuno ancora importava… |
| 9:43 Era del Drago, 9° giorno di Nubulis, fra le mura di Waisshaupt, notte | |
| “Forza, resistete …ugh!” Lo sguardo non riusciva a focalizzarsi, tutto era una macchia di colori rozzamente grattato dalla tela, i rumori facevano eco nella sua mente e sciamando lasciavano lo spazio al proprio respiro affannato fino a lasciare il rumore del proprio cuore; poi, con un’altra scarica, il corpo faceva la cosa più naturale: fuggire. Un unico punto focalizzato, tutto il resto macchie delle sfumature di nero, arancione e spruzzi di verde intenso, ma non importava, correre, correre, correre, doveva correre, importava solo quello. Un colpo alla spalla e si ritrova a rotolare per terra, il viso ed il corpo raschiati dal terreno. Dolore, dolore, solamente dolore, miliardi di puntini gli offuscavano la vista, le mani cercano di fare presa sul terreno per rialzarsi ma il dolore è così forte che subito il braccio cede. Un tonfo ed un sibilo… no, un fischio… no, più di uno, mentre una moltitudine di frecce si conficcano nel terreno; urla, grida indistinte tutto intorno gli perforano la mente, ma deve scappare e non importa come, deve arrivare a quei cespugli. Il corpo striscia sul terreno, il braccio gli da scosse di dolore ad ogni movimento. Usando un cadavere trafitto da frecce il soldato riesce a mettersi in piedi così da riprendere a correre. Pochi metri, solo pochi metri, respira affannosamente mentre l’aria notturna gli entra nei polmoni come lame gelide. All’improvviso viene morso da un dolore al ginocchio e subito dopo uno al fianco e di nuovo si ritrova a terra. Non deve demordere, non può, se vuole vivere. Facendosi violenza striscia di nuovo a terra, e finalmente raggiunge il cespuglio. Ma si blocca, quando dalla vegetazione proviene un fruscio. Ne vede uscire una figura in ombra nel buio. Il dolore gli offusca di nuovo la vista, mentre qualcosa lo colpisce con forza per farlo rotolare sulla schiena. In un istante qualcosa gli schiaccia lo sterno, mozzandogli il fiato, mentre la figura è su di lui, premendo con tanta forza da poter sentire le ossa scricchiolare. Il ragazzo prova a divincolarsi, fa di tutto per liberarsi, ma la figura preme con ancora più forza sul suo petto. E poi un sonoro “crack” risuona nella radura. |
| 9:43 Era del Drago, 10° giorno di Nubulis, Accampamento della Spedizione dentro Weisshaupt, tenda comando | |
| “Comandante? Generale?” Il messo entra di corsa nella tenda, trovando Xath’rhen e Izar intenti ad osservare mappe e piani strategici, assieme ad alcuni altri nobili dell’Avanguardia. Rendendosi conto di aver interrotto la riunione il messo si profonde rapidamente un inchino, mentre tutti si voltano verso di lui “Chiedo perdono per l’interruzione. Porto notizie dai fronti.” “Parla pure.” Gli dice sbrigativo il dalish, seguito da un cenno d’assenso del comandante. “L’accampamento per ora è stabile e grazie anche all’aiuto del drappello di Custodi Grigi il quartiere è nostro, ma…” “Ma?” “L’esercito inizia ad essere stanco, ed i prole oscura attaccano ad intervalli regolari ed incessanti. Continuando così gli uomini si stancheranno prima di loro e perderemo terreno.” “È normale.” Commenta l’Eroe del Ferelden, da dietro la sua maschera dorata “I Prole Oscura non si stancano, non hanno bisogno di dormire o mangiare.” “Non possiamo perdere il quartiere. Ci serve una base stabile da cui agire.” Commenta Victris, dando voce alla preoccupazione generale. “Izar?” Chiede quindi Xhat’Rhen, guardando il comandante. Izar abbassa lo sguardo, strofinandosi il volto riflessivo mentre osserva la mappa del quartiere e quella dei quartieri limitrofi, che gli esploratori erano riusciti a riprodurre. “Dobbiamo schierare tutte le nostre forze, compresa l’Avanguardia e i riservisti. Non c’è molta scelta…” commenta, alzando lo sguardo verso il messo “Spargi la voce: tutti i riservisti e tutti i membri dell’avanguardia si preparino. Verranno divisi in tre turni, che si daranno un cambio costante, due di riposo e uno di difesa. Nessuno escluso. Se non ci sarà tempo per gli addestramenti, saremo costretti a svolgerli sul campo. Chiaro?” “Sissignore!” Nota fuori gioco: Per i motivi di gioco sopra indicati, per questo infralive tutti i pg avranno 1 Unità di Tempo disponibile in meno (quindi 2 base, anziché 3). Tuttavia, in via eccezionale, per questo infralive NON si spenderanno Unità di Tempo per l’acquisto di abilità. |
