| 9:42 Era del Drago, 1° giorno di Frumentum, luogo della missione dell’Avanguardia, Taverna del Drago Ubriaco, a notte fonda | |
| Mesto, pensieroso, con lo sguardo basso, Vidocq entra nello stanzone che faceva da taverna improvvisata per i membri dell’avanguardia. Il luogo era vuoto, i pochi dell’Avanguardia svegli stavano facendo il loro turno di guardia mentre gli altri riposavano, l’occasione perfetta per avere una conversazione tranquilla. L’ex-templare percorse l’intera lunghezza del refettorio, fermandosi davanti ai tavoli che fungevano da bancone, dove Beatrix alzò lo sguardo su di lui, salutandolo distrattamente. “Bea… c’è bisogno di te.” La taverniera si ferma e gli lancia uno sguardo enigmatico, per poi sospirare, abbassarsi sotto il bancone, da dove estrae una pozione di lyrium, mettendola sul tavolo e spingendola verso l’investigatore “Lo sai che non mi piace che lo assumi ancora. Ma capisco la situazione.” Vedendo la pozione, l’orlesiano si blocca, fissandola per qualche istante come un affamato che osserva un bel piatto pieno di cibo fumante. Lentamente allunga la mano, afferrando la fiala e si volta, facendo un passo, per poi bloccarsi. Chiude gli occhi, imprecando in un sibilo, voltandosi di nuovo e, con una fatica infinita, poggia la fiala sul bancone, spingendola di nuovo verso la taverniera. “No Bea. Non è quello che intendevo. C’è bisogno di te.” Probabilmente iniziando a capire cosa l’altro intendesse, lei scuote il capo, spingendola ancora verso di lui “No.” Un sospiro “Bea hai visto com’è là fuori. Non è sostenibile. L’Avanguardia ha bisogno di aiuto. Noi abbiamo bisogno di aiuto. Ci serve il tuo aiuto.” E di nuovo la fiala viene spinta verso la nevarriana. Con fare quasi esasperato, Beatrix getta con forza l’asciugamano sul bancone, afferrando la fiala “Vidocq due parole: SONO IN PENSIONE.” E spinge di nuovo la fiala dal liquido blu brillante verso l’altro. “Lo capisco Bea. So quanto ti pesa. Ma non è la Divina che te lo chiede…” “Sarà meglio che non sia lei a chiederlo, ci deve solo provare!” “… Sono io che te lo chiedo. E sai che la Spedizione ne avrebbe bisogno. Per favore. Un ultima volta.” Ed un’ultima volta, la fiala viene spinta verso Beatrix. La donna viene presa dal nervosismo, muovendosi avanti e indietro per qualche istante, imprecando sotto voce. “Un ultima volta.” Sibila quindi verso l’amico, estraendo da sotto il bancone una cassa con un’armatura all’interno. Vidocq le sorride, annuendo, per poi voltarsi ed andarsene soddisfatto, con un cenno di saluto. “Fanculo.” Sibila la donna, aprendo la fiala di lyrium e buttandola giù in un rapido sorso. […] Il giorno dopo il sole splende, un sole fresco, di inizio autunno. I templari stanno avanzando verso l’Avanguardia per un nuovo scontro, ma in prima fila una figura diversa dal solito si staglia davanti a loro. Coperta da una corazza leggera, impugnando una spada e uno scudo, Beatrix fiancheggia i combattenti dell’Avanguardia, il tabarro rosso su cui spicca chiaro come il sole un grosso occhio bianco svetta alla sua cintura. Una Cercatrice della Verità era tornata in azione, un’ultima volta. |
| 9:42 Era del Drago, 2° giorno di Frumentum, in una stanza di pietra, Weisshaupt | |
| La figura seduta sullo scranno osservava la mappa delle Anderfel davanti a sé, sull’ampio tavolo, mappa dove cinque candele erano posizionate, di cui quattro spente. “Vi attenderò qui. Mi assicurerò di farvi avere il migliore dei benvenuti.” si limitò a dire, un istante prima che la quinta candela andasse a spegnersi. Sentiva che il canale era ancora flebilmente aperto, probabilmente si sarebbe chiuso del tutto entro un paio d’ore al massimo. Poi avrebbe pensato se usarlo per qualcosa, ora non era il momento. Non dovette nemmeno dire una parola, che un suo servitore bussò, per poi aprire la porta, proprio mentre la quinta ed ultima candela si spegneva dalla sua fiamma verde smeraldo, facendo cadere l’intera stanza nella semi oscurità. “Mio signore, ha ordini?” “Si. Stanno arrivando. Dovremo… cambiare il piano, per accoglierli.” “Ha già in mente qualcosa di specifico?” “Forse. Ma ci servirebbe… una nuova risorsa.” |
| 9:42 Era del Drago, 2° giorno di Frumentum, Ospedale da Campo dell’Avanguardia, Tenda dei Cerusici | |
| “Dove? Dove sono?” Il giovane Templare si sollevò dal lettino, guardandosi attorno, incrociando solo gli occhi stanchi di un vecchio medico in armatura. “Va tutto bene, figliolo. Sei in ospedale. Sei prigioniero ma nessuno ti farà del male finché sei sotto la mia tutela.” Il ragazzo respirava a fatica, per la preoccupazione e per il dolore che la vistosa ferita al petto gli procurava. “Mi torturerete? Come avete fatto coi miei compagni?” “Non siamo stati noi medici.” “Non è quello che mi hanno raccontato…” Il vecchio corrugò la fronte, e poi sospirò. “Indagherò, e se dovessi scoprire che è stato uno di noi lo punirò personalmente, da soldato posso prometterti questo.” “E immagino che tu voglia qualcosa in cambio…” “Non per forza, ma in verità vorrei sapere un nome da te…uno o più, a seconda di quello che vorrai raccontarmi.” “Non tradirò mai i miei comandanti!” “Non è quello che voglio chiederti, ragazzo…” Disse allora Sigmund, alzandosi in piedi e avvicinandosi al lettino. “Dimmi chi vi ha denunciato la mia collega…” |
| 9:42 Era del Drago, 2° giorno di Frumentum, Accampamento della Spedizione | |
| La colonna di luce che si stagliava nel cielo, spuntata quando il quinto ed ultimo pilastro aveva cessato di funzionare, era ancora lì, chiara anche alla luce del sole, lontanissima nell’estremo nord-ovest delle Anderfel, lì dove la barriera che precludeva l’accesso alla Cittadella di Waisshaupt si era finalmente spalancata. Pian piano la luce sarebbe andata scomparendo, ma sicuramente ci sarebbero voluti diversi minuti, come una enorme bussola che indicava alla Spedizione il suo agognato obiettivo. Gli uomini e le donne dell’Avanguardia stavano rientrando nella zona delle retrovie, dove vennero accolti da aiuti, medicamenti, cibo e acqua per rimettersi dai due durissimi giorni. “Iniziate a smantellare l’accampamento! Prima di sera dobbiamo partire!” Squilla la voce del comandante, vedendo arrivare l’Avanguardia. “È troppo presto.” Si sente un attimo dopo Kevin MacTir “Con tutto il rispetto, Comandante… Li guardi.” “Ma i templari potrebbero esserci addosso ogni minuto. Dobbiamo andarcene!” “Lord Emery… Li guardi per favore.” Alamar si volta, osservando meglio le persone dell’Avanguardia, gli sguardi spenti, stanchi, distrutti dalla fatica e dal dolore delle perdite e delle sconfitte. Un attimo di silenzio, mentre Alamar sospira, comprendendo che quelle persone avrebbero marciato unicamente per determinazione, ma che avrebbe imposto loro una prova eccessiva. Lord MacTir si avvicina di un passo, estraendo un foglio di pergamena ripiegato ed un rotolo di altri fogli, chiuso da un laccio blu cobalto, che gli porge. “Inoltre, Grifone mi ha appena consegnato questi.” “Sono quello che penso?” “I registri dei movimenti dei Templari, dei loro percorsi, le rotte di pattugliamento delle Anderfel, del Thedas… e anche all’interno di quest’area. Con questi possiamo anticiparli. Oltre al fatto che anche i templari stessi saranno stanchi.” “Va bene, ha ragione.” Commenta il comandante, sospirando “Diamogli qualche ora per riposare. Ma diamo ordine di iniziare a disallestire le parti del campo non essenziali, domani al massimo per l’alba dobbiamo metterci in marcia. E per qualche giorno sarà marcia forzata.” |
| 9:42 Era del Drago, 2° giorno di Frumentum, Tenda del Principe Ammiraglio Diego de’Calici, Accampamento della Spedizione | |
| Il vociare allegro della popolazione locale è la gioia dei politici, significa che la gentaglia è ben nutrita e ben idratata. Ciò non significa che non possa essere fastidioso, soprattutto quando qualcuno deve far risultare dei conti per giustificare con gli investitori la mancanza di sviluppo in territori aspri come le Anderfel. “Io glielo esproprio questo terreno…a tutti lo esproprio…Orlais non ha investito nulla…neanche il Tev…i Nani figuriamoci…” Borbottava fra sé e sé il Principe Mercante. “Se non ci fosse il Ferelden questo posto sarebbe ancora un merdaio…e meno male che il Pastore sembra andare loro dietro per i Clan riuniti…una gioia almeno” Una bussata decisa, sul palo che sorregge l’ingresso della tenda, interruppe i suoi pensieri, e un valletto entrò portando con se una lettera. “Eccellenza, ci sono cattive notizie, un morto eccelso nell’Avanguardia!” “Un morto eccellente? Non un altro nobile del Ferelden, ti prego Creatore, non ne posso più di cambiare amministratori!” “No Eccellenza, si tratta dell’ex-comandante! Lord James!” De’Calici si fermò sul posto, per poi stringere un pugno. “MALEDIZIONE! MALEDIZIONE, MALEDIZIONE E MALEDIZIONE!” Il Valletto fece un passo indietro. “Non pensavo che foste così amici, Eccellenza!” “Amici?! E chi ha detto nulla di amici! Avevamo qualcosa di più grande! Un accordo commerciale! Due velieri! DUE. VELIERI. Hai idea del costo e della portata in denaro?!” “Denaro che avevate già speso?” “Assolutamente no, non sono certo stupido…ma adesso devo capire a chi devo andare a chiedere le mie 20 monete d’oro…non crederò mai che un uomo del genere sia morto in battaglia o di malattia!” |
| 9:42 Era del Drago, 3° giorno di Frumentum, Spedizione in marcia | |
| “Minchia Johnny!” “Che hai Jack?” “Hai sentito del veggente?” “Ancora con questo veggente…?” “Al ha detto che ha sentito alcuni dell’Avanguardia dire che non è un ciarlatano, che ci sapeva fare davvero!” “Sai che Al si inventa sempre un sacco di palle Jack.” “E comunque si è unito alla Spedizione!” “Ne sei sicuro?” “Minchia sicurissimo, l’ho visto con i miei stessi occhi! All’alba, stavamo partendo ed è arrivato, ha parlato con un paio di persone e poi si è unito alla marcia!” |
| 9:42 Era Del Drago, 4° giorno Frumentum, Zona boschiva, Anderfel | |
| Un’anziana figura si ergeva al limitare della foresta, osservava la terra dove fino al giorno prima si ergeva il grande accampamento templare, la causa del suo malessere se ne era andata con la stessa rapidità ed efficienza con cui era arrivata e ora l’unico segno rimasto di quella permanenza erano le tracce sul terreno. Una frase sussurrata al vento, un morbido movimento di mano ed alle sue spalle, dove prima si vedevano solo alberi e cespugli, una casa fa la sua comparsa. “Finalmente.” Voltandosi si incammina per il suo giardino “Quei giovinastri vogliono sapere, vogliono conoscere ma non danno nulla in cambio, solo uno di loro ha fatto quello che ho chiesto o forse due… Ah! Mi tocca fare tutto da sola, alla mia età poi!” La figura si inginocchia sul terreno e con un piccolo utensile inizia a scavare una buca per poi piazzare un seme e ricoprirlo. “Anche un veleno può curare, ma se tieni chiusi gli occhi vedrai soltanto un veleno mortale. Mi auguro che impareranno a vedere.” |
| 9:42 Era del Drago, 5° giorno di Frumentum, Accampamento della Spedizione, in una tenda | |
| Una figura scheletrica in livrea nera entra nella tenda reggendo un vassoio con una ciotola di stufato bollente, del formaggio, del pane e della frutta. Nella tenda la temperatura sembra più bassa rispetto a quella esterna, nonostante in un braciere abbastanza grande arda il fuoco. “Padrone, vi ho portato la cena, vi prego almeno questa sera toccatela. A malapena dormite, quasi non mangiate. Vi scongiuro, così non potete andare avanti.” Queste parole sono rivolte ad una figura curva su un voluminoso libro che appena le sente chiude di scatto il volume. Il tomo è rilegato in pelle nera, dire di quale animale è difficile ma sembrerebbe che ci siano tracce di scaglie sugli angoli della copertina. “Sebastian, quante volte te lo devo ripetere che non avrò pace fino a quando avrò trovato il modo per riportarla indietro e avrò compiuto la mia vendetta verso coloro che me l’hanno portata via? Mi chiedi di mangiare? MI CHIEDI DI DORMIRE? COME POSSO FARLO SAPENDO CHE QUELLE BESTIE PASCOLANO INDISTURBATE PER IL THEDAS E SI BEANO DEI MASSACRI CHE COMPIONO!?” Il silenzio cala, per lunghi secondi che sembrano quasi minuti. Sebastian rimane immobile, scrutando il Mortalitasi che abbassa lo sguardo, strofinandosi il volto e gli occhi. “Mi manca tanto, sai? Mi mancano le nostre serate passate assieme, discutendo delle piccole cose. Mi manca la sua voce. Mi manca tutto di lei. Lei era la mia vita. Quello che ho fatto e quello che farò sono per lei.” Il maggiordomo del Mortalitasi, abbandonando la sua compostezza lascia cadere il vassoio e abbraccia il suo padrone. Lo abbraccia come faceva un tempo, quando lui era in vita ed il vecchio mago solo un bambino che ancora non capiva cosa voleva dire essere il quinto erede al trono di Nevarra, e piangeva perché si sentiva solo. Stretto in quell’abbraccio, per un solo istante Markus si rilassa e le lacrime iniziano a scorrere sul suo volto, come se una diga si fosse rotta. “Grazie, vecchio amico mio. Forse dopotutto qualcosa del vecchio me stesso è rimasto intatto. Non l’avrei mai detto. Bene, è ora di rimettersi al lavoro. Nelle cronache del Vecchio Regno ho trovato alcune teorie che potrebbero fare al caso mio. Ti spiacerebbe rimuovere la copertura a quella gabbia? Vorrei sperimentare subito una cosa.” Detto questo lo sguardo del mago diventa ancora più duro di quanto lo sia stato in precedenza. |
| 9:42 Era del Drago, 5° giorno di Frumentum, Accampamento templare, al tramonto | |
| “Sergente, voglio un rapporto dagli esploratori.” “Signorsì Cavaliere-Comandante Asmodeo… Purtroppo non ho buone notizie.” “Ti ascolto.” “Signore la Spedizione si è mossa velocemente, prima che le nostre truppe fossero pronte a partire erano già in marcia da un pezzo e… hanno brillantemente evitato ogni nostra pattuglia. Siamo riusciti a seguirli, ma il grosso del contingente non riuscirebbe a raggiungerli.” “Non è un problema.” “Signore…?” “Sappiamo dove sono diretti. Prendiamoci il nostro tempo, non c’è alcuna fretta. Quando arriveranno a Weisshaupt sicuramente vi rimarranno per un po’. E ormai forse è il caso di far loro portare a termine il compito per il quale sono stati riuniti. Avremo tutto il tempo di regolare la situazione quando i tempi saranno maturi.” |
| 9:42 Era del Drago, in un giorno di inizio autunno, In una taverna lungo la Gran Via Imperiale, Orlais | |
| La grande taverna era poco rumorosa e tranquilla. Una delle tantissime che sorgono lungo la Gran Via Imperiale. Era strano averla così silenziosa anche in orario serale, anche se il clima orlesiano non era di festa, ma gli avventori chiaramente volevano farsi i fatti propri e non avevano intenzione di disturbare i templari che si erano fermati a mangiare e riposare. La gente del piccolo villaggio che sorgeva attorno alla taverna si era sentita più al sicuro quando aveva visto l’unità di 10 templari entrare nel loro villaggio e fermarsi, li avevano accolti con piacere, spaventandosi giusto un po’ quando avevano visto i due maghi tenuti legati ed incappucciati che i templari si portavano dietro. Quando poi le prime note di corde di liuto risuonarono nella taverna, il silenzio divenne totale, mentre tutti voltavano lo sguardo verso la donna dai corti capelli neri che era appena salita sul palchetto, pizzicando le corde del suo strumento con dolcezza, per poi iniziare a cantare con voce melodiosa. “Maghi a me, è tempo ora di vivere dentro il Circolo dei Maghi con i nostri fratelli. Maghi ricordate il passato resta là come scheletro di un drago antico che mai rivivrà. E saremo noi fieri ed indomiti senza indietreggiare neanche alla sconfitta dei padri. Maghi tocca a noi e la guerra ormai è già qua spezziamo le catene e avremo morte o libertà.” Dopo un attimo di stordimento dato dalla sorpresa, quando capirono cosa la barda stava cantando, i templari sgranarono gli occhi, abbandonando il cibo cominciarono ad alzarsi in piedi, portando mano alle armi, chiaramente intenzionati a fermare quella canzone sovversiva. La donna, che finora aveva tenuto gli occhi chiusi, li aprì di scatto mentre un ghigno si disegnava sul suo viso, alzando ancora di più la voce del suo canto, sovrastando il rumore. “Maghi venite a me! Maghi venite a me! Mago non vedi che dimmi, non riesci a vedere che cieco non sei più nella luce puoi cantar? Sollevati e la storia mai più si ripeterà.” Fu un istante, nel mezzo della canzone un bagliore violaceo illuminò la porta e le finestre e i muscoli di tutti e dieci i templari iniziarono a tendersi contro la loro volontà, paralizzandoli, mentre una dozzina o più di maghi si riversavano all’interno della stanza, qualcuno che faceva fuggire gli avventori aiutandoli, mentre gli altri iniziarono ad intonare le loro cantilene per evocare il loro potere contro gli oppressori, cantilene che andarono a risuonare quasi in modo perfetto con la canzone che la donna ancora stava cantando. Per la prima volta dall’inizio della guerra, i Maghi Liberi stavano ottenendo una vittoria. |
