Dicerie pre-live: Acciaio Cremisi (Parte 1)

9:45 Era del Drago, 23° giorno di Pluitanis, Weissherz

La sera era calata già da qualche ora e ormai la quasi totalità dei lavoratori di Weissherz erano ritornati alle loro case, o verso la taverna del Drago Ubriaco per bere un goccio e mangiare un boccone.
C’era una sorta di bizzarra quiete per la cittadina, qualcosa di raro negli anni della Spedizione.
Forse fu proprio per quello che la gente ci mise parecchio a capire cosa fosse il suono di quel corno, che arrivava dalle porte. Un suono d’allarme che fin troppo spesso aveva risuonato dalla fondazione dell’insediamento.
Alcuni inizialmente lo ignorarono, altri si misero a guardare sbigottiti verso la direzione e solo dopo lunghi secondi cominciarono a comprenderne il probabile significato, soprattutto quando delle urla iniziarono ad arrivare assieme ad esso.
“Alle armi! Nemici in vista! Alle armi!”
“Templari in avvicinamento! Un esercito!”

(…)

Non erano passati neanche dieci minuti che nella sala comando centrale il Concilio Superiore si era già riunito e altri stavano sopraggiungendo di corsa, praticamente chiunque facesse parti del Concilio Nobiliare dell’Avanguardia o avesse un ruolo all’interno.
“Che diavolo succede? Un esercito di templari? Alle porte?! Da dove sono sbucati?!”
“Piano. Non sono alle porte. L’esercito è stato avvistato dalle vedette, sono ancora a qualche chilometro a est, li hanno visti spuntare dalle colline, ma stanno arrivando.”
“Che informazioni abbiamo?”
“Sono stati furbi o molto fortunati, noi esploratori oggi eravamo di riposo, eravamo in ritrovo. C’erano anche altri con noi.”
“Non ditemi che non avevamo nessuno fuori.”
“No, qualcuno c’era, non saltate a conclusioni. Stanno arrivando ora.”
“Si ma…”
“Silenzio! Teniamo la calma e non parliamoci sopra!”
Per qualche istante alla voce del Comandante la situazione sembrò tranquillizzarsi, i presenti annuirono e ritornò rapidamente un po’ di compostezza, per quanto la tensione fosse ancora palpabile.
“Asmodeus è con loro?”
“Alla loro testa, si.”
“Quanti?”
“Molti. Contarli è stato impossibile. Ma centinaia.”
“Siamo pronti ad affrontarlo?”
“Probabilmente ancora no. Credo che pochi nell’Avanguardia abbiano capito se e come farlo.”
“E allora non affrontiamolo. Non ancora. Può contrastare l’Avanguardia, ma non potrà gestire da solo l’esercito o abbattere da solo le mura. Fra quanto saranno qui?”
“Due ore e mezza, tre al massimo, direi.”
“Va bene. Il Folle? Gli altri generali?”
“Non sembrano essere presenti, o almeno non sono stati avvistati. Solo Asmodeus e i suoi templari.”
“Questa è una buona notizia. Conteniamoli e respingiamoli. Ci siamo preparati per questo. Concediamoci il tempo di prepararci ad affrontarlo.”
“Bene. Spero che le mura siano finite, o potrebbero crollare ancora prima di venir costruite. Abbiamo ancora la vecchia Balista?”
“Credo di sì…? Dovrebbe essere da noi nel quartiere Fereldiano.”
“Continuo a non capire perché, nel nome di Andraste, non ne sono state costruite altre. Fatela portare sul lato a est, almeno vediamo di sfruttarla!”

(…)

La notte era inoltrata quando i centinaia di templari rossi giunsero alle porte. L’esercito della Spedizione era già stato schierato, chi sulle mura, chi dietro la porta, chi in altri punti strategici o a sorvegliare altri ingressi. Anche molti dell’Avanguardia erano intervenuti, preparandosi al volo ed unendosi. La tensione era tale che anche il vento si era fermato e nemmeno un insetto osava ronzare.
Fra le fila dei templari rossi erano chiaramente visibili decine di quelle creature mostruose che erano i Behemoth di cristallo rosso. Ma nessun demone o prole oscura era in vista.
Dopo diversi, lunghissimi, secondi, il suono metallico che preannunciava l’arrivo della pesante armatura in cui era chiuso Asmodeus risuonò in quel totale silenzio che sembrava quasi voler sottolineare i suoi passi. Qualcuno, i giorni seguenti, disse che i suoi passi e le sue parole era stato possibile a sentirli anche nel quartiere centrale.
“Mi siete sfuggiti. Molte, troppe volte.”
Cominciò a dire, piazzandosi davanti a tutti i suoi uomini, dritto davanti al portone ad una trentina di metri.
“Come dei codardi, ogni volta scappando. E poche settimane fa, non fosse stato per quello che è successo vi avrei preso. Mi era stata promessa una GUERRA! E sono qui per prendermela! Qualcuno vuole uscire e affrontarmi come un vero guerriero?! Qualcuno ne ha il coraggio?!”
Le sue parole vennero seguite dalle centinaia di templari rossi che cominciarono a battere i pugni guantati contro le armature o gli scudi creando un frastuono.
Forse fu proprio per quel suono semi-ritmico che Asmodeus non si accorse della Balista che veniva roteata e caricata.
“Spara a quel figlio di un cane e vedi di colpirlo!” con un sonoro “STONK” venne tirato il grilletto e il grosso dardo partì in un lampo, fendendo l’aria dritto verso il petto di Asmodeus e colpendolo in pieno. Il fragoroso schianto metallico della punta che impattava con la corazza spezzò l’aria e fermò il battere dei templari e, per un istante, tutto sembrò immobile, con Asmodeus semi piegato che muoveva un passo indietro…
… e poi un altro…
… e poi alzò lo sguardo, coperto dall’elmo, sollevando il dardo che teneva in mano, la punta accartocciata, osservandola.
“Che delusione.” Fu l’unico commento, lasciando ricadere a terra il dardo, per poi voltarsi e tornare a camminare in mezzo alle file dei suoi uomini.
“Uccidete quei vigliacchi.”
Si limitò a ordinare, un istante prima che la massa di templari cominciò la sua carica verso le mura di Weissherz.

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