Dicerie pre-live: Acciaio Cremisi (Parte 3)

9:45 Era del Drago 22° giorno di Pluitanis, cimitero fuori Weissherz, sera

Il Mortalitasi Frederick Riegel era lì, nel piccolo cimitero di Weissherz, utilizzato solo per i caduti nani, di Nevarra, e in rari casi elfi, ad osservare la piccola folla che si stava finendo di radunare per la funzione che aveva annunciato 3 giorni prima.
Alcuni membri dell’Avanguardia erano lì organizzati a scopo di protezione della funzione, pattugliando l’esterno del cimitero per assicurare la sicurezza di tutti.
Quando il brusio calò e sembrava che nessun altro fosse in procinto di arrivare, il mago cominciò a parlare.
“Lungo è stato il cammino che abbiamo condiviso, spalla a spalla. 
Lontani dalle nostre case e dai nostri cari, abbiamo marciato, combattuto, sanguinato. Abbiamo riso, pianto, e vissuto momenti che rimarranno indelebili sulla nostra pelle e incisi nei nostri animi.
Ora che vi guardo e mi guardo, fatico a riconoscere i volti di chi fummo all’inizio di questo viaggio, i sogni che ci hanno accompagnato, i primi fili posti sulla tela della nostra storia. Le nostre vite si sono intrecciate, creando un arazzo fatto di innumerevoli colori e sfumature.
Più di una volta il sentiero è franato sotto i nostri piedi. Più di una volta abbiamo smarrito la via e perso la speranza, solo per scoprire che il compagno al nostro fianco custodiva quella fiamma anche per noi. Che la mano tesa davanti a noi ci mostrava il sentiero ritrovato. Che un compagno era sempre lì, pronto a sostenerci, nonostante le avversità.
Molti sono caduti. Uomini, donne e giovani che hanno creduto in questa spedizione e in ciò che essa rappresenta.
Fermiamoci un istante.
Osserviamo i loro volti nella memoria, ricordiamo le loro risa, il calore dei loro abbracci, i litigi e le battaglie che abbiamo condiviso con loro.
Per quanto i loro fili si siano spezzati, il loro ricordo è un dono che nessuno potrà portarci via. Esso ci permea, ci forgia, e rimarrà inciso dentro di noi per sempre. Non vi sarà Folle o nemico che potrà privarci di questi momenti, della nostra storia.
Noi siamo testimoni della loro esistenza, come loro lo sono stati della nostra.
Se siamo ancora qui, oggi, nonostante tutto ciò che abbiamo vissuto, è perché dentro di noi arde ancora quella fiamma.
Alcuni di voi potrebbero credere che essa si sia spenta da tempo. Anch’io l’ho creduto. Ma, amici e compagni, posso dirvi con certezza che essa non si estingue mai. Anche nella più terribile delle tempeste, è lì, pronta ad ardere.
La sua luce vive nelle tenebre più profonde. Vive negli occhi del compagno al nostro fianco, nel sorriso di un bambino, nel frastuono della battaglia.
Ed è proprio questo che rende la speranza immortale: essa può essere condivisa.”
Poco dopo, nelle mani del mortalitasi vi era, tenuta alzata, una candela, mentre moltissime altre erano state affidate a ognuno dei partecipanti, per ora spente.
“La speranza è come questa fiamma. Flebile nel buio, esile nel vento, eppure, anche nella notte più cupa, arde ancora.”
Quindi Frederick si avvicinò ad uno dei presenti, accendendo la sua candela con la propria e così iniziarono pian piano a fare tutti.
“Come questa fiamma, anche la speranza può essere alimentata, condivisa. E insieme, risplendere più forte.
Guardatevi intorno, le piccole fiamme che ci circondano divengono una ed insieme ad essa, ad accompagnarci lungo il cammino, portiamo con noi quei fili che si sono spezzati. La fiamma dei caduti diviene anche la nostra.”
Poco distante, nel frattempo, la voce di Sive cominciava ad intonare una canzone sulla speranza.
“Lunga è la notte
E buio il sentier
Osserva il ciel
Perché presto
L’alba verrà…”
Da qualche parte, nello stesso momento, in una fortezza isolata fra le Montagne Gelide, qualcuno stava cantando la stessa canzone.

9:45 Era del Drago 25° giorno di Eluviesta, estratto del diario di un giovane Templare Rosso

Li sento scorrere dentro di me… Il calore, la forza, il Lyrium rosso, la paura.
È la fine del mondo, ancora una volta.
Chiudo gli occhi.
Penso alla mia vita prima di questo.
Prima dello scisma.
Tutto può cambiare in un istante e il futuro che hai pianificato muta, che tu sia pronto o no.
Prima o poi succede a tutti.
Questo non era il mondo che volevo, ma è quello in cui mi sono ritrovato.
l’Ordine, la mia casa, fatto a pezzi e rimesso insieme.
Pensavo… speravo avrei trovato la mia famiglia, ingannato il destino, sistemato le cose.
Come una volta.
Ma ora lo so.
So che non si torna indietro, so che il mondo è cambiato, che la strada sarà dura.
Stavolta sono pronto perché so che la guerra, la guerra non cambia mai.

9:50 Era del Drago, estratto dal diario di un veterano della Spedizione

Erano gli ultimi giorni del mese di Eluviesta, nel 9:45 Era del Drago.
Dopo aver respinto i Templari di Asmodeus da Weissherz, il Concilio Superiore aveva ordinato di inseguirli. La speranza era di premerli abbastanza da costringerli a ritornare al loro quartier generale e scoprire così quale fosse, così da poterli attaccare e stroncare alla radice.
E così fu.
L’intero mese di Nubulis fu devastante. Costellato di marce forzate e assalti, tutto a ritmo quasi giornaliero. Credo di non aver mai faticato tanto e così a lungo in vita mia, come ogni giorno in quel maledetto mese.
Ma, quantomeno, vedemmo qualcosa che mai avremmo pensato fosse possibile, almeno non su quel livello: truppe di Orlais e Ferelden che marciavano e combattevano fianco a fianco. Truppe di Dalish e Tevinter che, sebbene forse controvoglia, si supportavano a vicenda in battaglia. Truppe di Orzammar che rischiavano la vita per la superficie, e non contro della prole oscura. E tutti con un unico obbiettivo.
Forse quando, all’inizio, ci dissero che il vero scopo della Spedizione era dimostrare che i popoli del Thedas potessero essere uniti, forse non avevano del tutto torto. Forse un po’ di esempio riuscimmo a darlo, tutto sommato.
La fatica valse comunque la pena. Per tutto Nubulis e buona parte di Eluviesta li costringemmo indietro, ettaro per ettaro, lungo la terra brulla e devastata delle Anderfel, bagnando di sangue ogni singolo chilometro.
Fino a che non si ritirarono a Forte Terminus, appena fuori dal territorio delle Anderfel, nel Tevinter.
Molto ironico come quel forte dimenticato dal Creatore, dove la Spedizione era stata nei suoi inizi, dove l’Avanguardia aveva combattuto la sua prima battaglia, nella sua prima missione. Proprio lì, l’Avanguardia avrebbe tentato di stroncare definitivamente Asmodeus e i suoi Templari contaminati dal Lyrium Rosso.
Quello fu uno scontro decisivo. Uno dei più difficili e sanguinosi di tutta la storia della Spedizione.
Lì i Templari di Asmodeus si ritirarono, preparandosi ad attendere le forze di Weissherz e della Spedizione, per poi tentare un ultima disperata carica per quella guerra folle.
Erano gli ultimi giorni del mese di Eluviesta, nel 9:45 Era del Drago, quando l’Avanguardia fece breccia ed entrò nel quartier generale dei templari.
E cominciò quella che, da allora, venne ricordata come La Battaglia di Colle Terminus.

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