Dicerie Pre-Live: Punto di rottura (parte 1)

Nel buio di una caverna
Una luce pulsa, proiettando sulle pareti della grotta una sagoma scura. Questa si muove, con mosse stereotipate, ripetute. Batte e batte sul muro, creando un meccanico ticchettio. La figura non sa perché è lì, non ne ha memoria, o forse non l’ha neanche mai saputo. Batte e batte sul muro, creando un meccanico ticchettio. È l’unica cosa che sa fare, forse. Chi può dirlo, di certo non lei. Batte e batte sul muro, creando un meccanico ticchettio. Una luce blu, ne illumina i contorni.
9:42 Era del Drago, 30° giorno di Solis, Città di Antiva, zona del porto, taverna “Il Maiale di Mare”
L’oste si avvicina all’uomo al bancone servendogli il drink, l’uomo dopo aver preso il bicchiere lo respinge indietro versando un po’ del liquido bianco all’interno e guardando male l’oste: “io non ho ordinato questo”. L’oste ritornando lo sguardo torvo all’avventore prende il bicchiere e lo rimette davanti spazientito “Senti Carna, lo so che volevi il tuo vino ma non mi è ancora arrivato, beviti il tuo solito Lacrime bianche, sempre meglio di niente no”. L’uomo svuota fino all’ultima goccia il bicchiere, si alza lasciando due monete sul bancone e visibilmente irritato si appresta ad uscire quando la porta si spalanca colpendolo direttamente in faccia e cade per terra. Nel silenzio più assoluto che era calato nel locale si rialza tenendosi il naso sfreccia fuori dal locale; poco dopo la sua uscita un’esplosione di risate avvolge la stanza. Tra le risate così sfociate la serata continua.
“ Pff, lo hai visto che botta ahahahah e che sguardo dopo”
“Che sfortuna e che imbarazzo a proposito di sfortuna hai sentito cosa è successo al Capitano Jack il fortunato?”
Commentano due marinai ad un tavolo.
L’amico, svuotato il bicchiere e dondolando sulla sedia, si avvicina come per sussurragli un segreto “Sì mi sa che alla fine non è più tanto fortunato finire scivolare nella stiva e rimanere schiacciato dal carico della propria nave”
“Già amico mio ma le sfortune altrui portano a noi fortuna ahahahah, oste sono di buon umore un altro giro!”
9:42 Era del Drago, in una locanda nelle vicinanze del Lago Calenhad.
“Ti dico che erano tantissimi!”
Esclamò Johan, agitando il boccale di peltro e mandando schizzi di birra tutto attorno a sé, inzaccherando più di un compagno di bevute.
“Eri ubriaco, Johan, lo sei SEMPRE!” gli rispose un primo amico, che come una strana marea si allontanava e si riavvicinava al compagno di bevute per evitarne l’alcolica benedizione.
“Tu avresti visto un contingente dell’esercito così grande da far tremare la terra? Ceeeeerto! E il mio Mabari ieri ha cominciato a volare!” Gli disse un altro “Così tanti uomini vorrebbero dire qualcosa di…beh, qualcosa di grosso.”
Johan scrollò la testa.
“Ve l’ho detto, erano tantissimi! Armi e armature scintillanti al sole, sguardi duri e segnati…ma è chi li guidava che mi ha lasciato a bocca aperta!”
9:42 Era del Drago, Villaggio di Weisshertz, nella notte
“Maestro? Sono arrivate delle lettere per lei!”
“Oh, di già? Ti ringrazio, figlio mio! Mi fa piacere avere di nuovo qualcuno che sappia fare bene il suo lavoro al mio fianco…uhm…”
“Ci sono problemi, Maestro?”
“Uhm… no, non direi, però questa può essere una buona occasione per…”
“Per?”
“Avverti chi di dovere, abbiamo del lavoro.”
9:42 Era del Drago, 25° giorno di Solis, da qualche parte nelle Anderfel
Muoversi marciare! Perché vi siete fermati…?!”
“Comandante…”
“Non ditemi che siete già stanchi. Abbiamo avanzati in condizioni ben peggiori.”
“No, no comandante è che… c’è qualcuno per voi.”
“… Cosa…?”
“È… beh… vi cerca. Forse è meglio che lo vediate voi stesso.”
[…]
“… E tu chi… cosa… sei?”
“Un incidentale alleato, diciamo. No, no, suvvia… giù le armi. Non sono né necessarie, né utili.”
“Che cosa vuoi?”
“Penso di sapere cosa… chi… state cercando. E posso indicarvi la via.”
“E perché mai dovresti farlo? Cosa vuoi in cambio?”
“Nulla. Perché portare a termine ciò che volete fare aiuterà anche me. Infatti, ho anche un dono per voi. Qualcosa di cui, ho idea, iniziate ad avere scarsità…”
9:42 Era del Drago, Città di Antiva, Palazzo Reale, una mattina di fine estate
Il messo correva a perdifiato verso la sala del Trono e, spalancato il portone, trovò Re Fulgeno II seduto sul suo trono.
“Maestà, c’è…c’è una lettera per Voi! È stata valutata come…interessante, immagino. Di sicuro è bizzarra.”
Il Re posò gli occhi stanchi sul pezzo di carta, per poi allungare la mano per afferrarlo. Iniziando a leggerlo, già sulle prime righe, il suo colore passò prima al bianco e poi al rosso, per poi agitare la missiva a mezz’aria.
“Venerata Madre, credo che dovreste leggere anche voi…”
Il messaggero piegò la testa confuso, sicuro che il Re fosse da solo nella sala, ma quando una donna dall’aspetto affascinante sbucò da dietro il trono, non poté che trasalire di paura.
Una mano aggraziata afferrò la lettera, e due occhi dallo sguardo affilato come una lama iniziarono a leggerla. Bastarono pochi secondi, e poi la Venerata Madre si girò verso il Re, parlando con voce decisa.
“Da quando i maghi hanno capacità decisionale autonoma, Maestà?”
“Da mai, Venerata Madre.”
“Esattamente, Maestà. E poi, questa è Antiva. Con quale denaro pensavano di comprarsi anche solo il tempo della nostra attenzione?”
Il Re annuì deglutendo, per poi rivolgersi al paggio.
“Fate sapere a chiunque abbia inviato questa missiva che Antiva non tollererà alcuna sfida o mancanza di rispetto alla propria autorità. Qui non c’è stato nessun tradimento, nessun disguido e nessuna rivolta…”
Poi di nuovo si rivolse alla Venerata Madre.
“Noi non abbiamo avuto templari traditori, vero?”
La donna sorrise, giocherellando con una collana dal pendente nero.
“Non avrebbero mai osato.”
9:42 Era del Drago, 3° giorno di Parvulis, Accampamento della Spedizione, quartiere del mercato
“Mh… bei mazzi. Ne ha dorate?”
“Certo! Guardi, guardi che qualità! Sono antivane, di un vecchio tipo, ormai non sono più in uso, ma l’estetica è eccellente non crede?”
“Mi piacciono. Mi servono… Queste.”
“Ah… eh… no beh scusi ma… se le vuole le deve prendere tutte, non le vendo separatamente…”
“Beh, allora le impacchetti tutte.”
“Che strano veder comprare carte così obsolete, comunque, le vuole come soprammobile?”
“No. Diciamo… diciamo che qualcuno vuole giocare. Ed ho deciso di stare al gioco.”
9:42 Era del Drago, 12° giorno di Parvulis, Accampamento della Spedizione, Taverna del Drago Ubriaco, mattina presto
“Hey, ancora qui da ieri sera? Haha, non dirmi che non riesci ancora a trovare la tenda?”
“Dai, tirati su e andiamo prima che Beatrix s’incazzi.”
“No. Sono sobrio. Vi ho chiamati qui per parlare, sedetevi.”
“…”
“…”
“Ho… ho avuto un’idea. E penso che non la approverete. Ma la devo portare avanti.”
“Non ti vedo così serio da… centrano i templari…?”
“No. Un elfo schiavo.”
9:42 Era del Drago, 15° giorno di Parvulis, In una taverna lungo la Gran Via Imperiale, Orlais
La taverna non era allegra come sarebbe stata alla stessa ora qualche mese prima. Da quando la Guerra dei Leoni era ormai palesemente scoppiata, i cittadini imperiali ormai molto di rado festeggiavano e riuscivano a mantenere l’allegria. Soprattutto quando le forze del Leone Nero avevano sconfitto la Leonessa D’Oro in una battaglia poco distante, conquistando il territorio. Uno solo dei tanti scontri che ormai erano quasi all’ordine del giorno, purtroppo o per fortuna. E sicuramente non sarebbe stato l’ultimo, né in Orlais, né tantomeno in questa zona.
Ma il brusio sommesso si zittì del tutto, quando una donna, con abiti da viaggiatrice ed un liuto fra le mani, si sedette su uno sgabello sistemato su un piccolo palchetto, facendo risuonare le corde del suo strumento ed iniziando a cantare.

Imperatrice
Fuoco indomabile
Accorri! Preghiamo: torna a noi,
al Leone Dell’Orlais.
Imperatrice
è ignoto cosa accadrà
ma ognuno per te combatterà
riavremo la gloria!

Tuoi per sempre noi a lodarti!
Imperatrice
salvaci, siamo qui!
La nazione sbanda
e delira
e la fine è vicina.
Imperatrice
abbracciaci.
Infiamma le spade
ed il sangue che
ci renda anche i cuori impavidi.

Tuoi per sempre noi a lodarti!
Imperatrice
Fuoco indomabile
Accorri! Preghiamo: torna a noi,
al Leone Dell’Orlais.
Imperatrice
è ignoto cosa accadrà
ma ognuno per te combatterà
riavremo la gloria!

“Hey! Chiudi quella fogna, stronza!”
Diversi soldati con lo stemma del Leone Nero si erano alzati, mettendo mano alle spade ed avvicinandosi minacciosi alla giovane barda, interrompendo la sua canzone.
“Non so se lo sai, ma questo territorio non è più sotto il dominio della puttana di cui canti. E ora faresti meglio a stare zitta e venire con no…”
Per un istante tutto sembra fermarsi. Un sorrisetto da parte della ragazza brilla nella penombra, come il brillio della lama che un istante dopo fende l’aria conficcandosi nella gola del soldato che, gorgogliando, collassa a terra. Ma prima che questo tocchi terra uno sbuffo di fumo riempie i dintorni del palco.
Dopo un istante di panico i soldati hanno già le armi in pugno ed avanzano, ma quando il fumo si dirada grazie alla brezza che ora giunge dalla finestra rotta, della giovane cantastorie non vi è più traccia, ed al suo posto, in stoffa, lo stemma del leone d’oro dei Valmont.
9:42 Era del Drago, 17° giorno di Parvulis, Terre Centrali del Ferelden
“Silenzio. Eccoli. Siete pronti?”
I giovani soldati annuiscono tutti alla domanda del loro superiore, quindi ad un cenno, uno di loro incocca la freccia nel suo arco e si solleva, tendendo la corda.
Per un istante la luce della luna scintilla sulla punta della freccia e poi sull’armatura lucidata da poco, su cui spicca il tabarro bianco recante la spada rossa.
Un solo istante per prendere la mira, e la freccia fende l’aria, attraversando di netto il cranio della donna che, meno di venti metri più in là, in un gruppetto di persone accanto al fuoco, si stava per alzare mettendo mano al suo bastone.
Urla, sgomento, e subito il gruppo di maghi è in piedi.
Non fanno in tempo a finire le prime formule, che la voce dei templari risuona nella radura.
“NEL NOME DEL CREATORE!” urlano, quasi all’unisono, ed improvvisamente i poteri che tentavano di scatenare si bloccano, mentre l’aria attorno a loro si fa più salda, solida, il loro mana inutile. Solo un paio di loro fanno a tempo ad estrarre una spada, o un coltello, ma è troppo tardi: prima che possano reagire in qualsiasi modo, il gruppo di soldati li ha già travolti.
L’odore acre di metallo e carne bruciata riempie l’aria, mentre la giovane recluta benda la ferita del suo commilitone, una delle pochissime riportate dal breve scontro.
“Sergente…?”
“Ti ascolto William.”
“Ma… non avremmo… non avremmo dovuto dare loro modo di arrendersi…?”
“Erano maleficar, figliolo. Una sola esitazione e ci avrebbero massacrati.”
“Ma… ma è sicuro…? Non mi è sembrato che nessuno di loro abbia tentato di…”
“Figliolo, da quanto tempo fai parte dell’Ordine?”
“Questo inizio inverno sarà un anno sir.”
“E allora porta rispetto e fidati dell’esperienza di uno che lo è da più di dieci.”
“…Sissignore.”

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