| Da “Indagine sul Canto”, di Magister Vibius Agorian | |
| “E così la Città Dorata è resa nera Da ogni passo che muovete nelle mie Sale. Ammirate la perfezione, poiché sta svanendo. Avete portato il peccato in cielo Lasciando un mondo in rovina. —Cantico delle Trenodie, 8:13”Dare un’interpretazione letterale al Tredicesimo Verso sarebbe un grave errore. Riporta le parole dello stesso Creatore, ma poiché Egli non si è mai degnato di rivolgersi direttamente ai Suoi figli, si tratta indubbiamente di una ricostruzione fantasiosa. Esistono tuttavia delle evidenze concrete che lasciano ipotizzare un fondo di verità. Testimonianze antecedenti al primo Flagello confermano il fatto che sette magister aprirono un portale per entrare fisicamente nell’Oblio. I loro nomi sono andati perduti o sono stati rimossi deliberatamente dalle cronache, ma secondo varie fonti agivano per conto degli Antichi Dei che “sussurravano dalle loro prigioni millenarie”. Inoltre, sembrerebbe che la Città Dorata, visibile da ogni punto dell’Oblio da qualsiasi mago dell’epoca, diventò nera come la notte nell’istante in cui i Sette ne varcarono la soglia. O anche questa è una ricostruzione? Forse solo parzialmente veritiera? |
| Alle Porte della Cittadella Nera | |
| Il Folle stava osservando quel portone da ore, riflessivo. Praticamente da quando era giunto lì. Una mano che sfiorava il Magrallen senza toccarlo mentre un flusso crepitante di energia era lì sospeso, come in attesa. Lo sguardo assorto venne improvvisamente distratto da una fitta che gli trafisse la testa, costringendolo a muovere il capo e, per un istante, spezzò la connessione con l’artefatto, lasciando quell’energia in attesa esplodere nell’aria e far vibrare il colonnato. Istintivamente si era portato una mano alla fronte, abbassando lo sguardo con espressione dolorante. Era… molto che non sentiva un dolore del genere. La sensazione era chiara: il legame di Serpico era stato reciso di netto. Rimase qualche momento ad osservare il pavimento, pensieroso. Avevano usato qualcosa di… potente. Né la morte di Asmodeus o del Terzo, né il taglio del legame di Hyla, aveva prodotto un effetto neanche lontanamente così forte. Con uno scatto, quasi di fastidio, riportò la mano sul Magrallen. In un istante aveva il dominio sulla giovane. “Uccidilo.” Gli uscì dalle labbra, quasi come un sibilo. Poi si scollegò. Aveva bisogno di riflettere, di capire, di progettare. Se avevano spezzato il legame con Serpico con tale forza, Gherman sarebbe caduto da lì a poco. E pochi istanti dopo, un’onda d’urto spirituale glie lo confermò: era un reame che collassava. Un reame molto vicino. |
| Da “Un trattato sul Quinto Flagello”, di Sorella Petrine, studiosa della Chiesa | |
| Mentre alcuni dei miei contemporanei discutono se il quinto Flagello fosse da considerarsi tale, o se piuttosto non fosse che una massiccia ripresa di prole oscura, gli storici concordano sul fatto che esso ebbe origine nelle paludi delle Selve Korcari, al confine sudorientale del Ferelden in data 9:30 Era del Drago. Re Cailan Theirin reagì subito alla minaccia, radunando l’esercito reale e i Custodi Grigi del suo paese, e inviando una richiesta d’aiuto alla nobiltà del Ferelden. Gli eserciti così riuniti tesero una trappola tra le rovine di Ostagar, sperando di fermare le forze nemiche prima che raggiungessero i centri abitati. Ma fallirono. I prole oscura sopraffecero i difensori di Ostagar, decimando l’esercito del re, e proseguirono fino a penetrare nel Ferelden senza che nessuno opponesse resistenza. Solo due Custodi Grigi (colui che sarebbe diventato il Re del Ferelden e colui che sarebbe diventato l’Eroe del Ferelden) riuscirono a sopravvivere al massacro e a entrare in possesso di antichi trattati, che esortavano le razze degli uomini a unire le loro armi contro l’orda che si andava ammassando. Ma le sfide più difficili dovevano ancora arrivare. |
| 5 giorni dall’ingresso nell’Oblio, Avanguardia in marcia | |
| “Hai sentito? Un altro…” “Difficile non sentire certe esplosioni.” “Vengono dal… cielo…?” “Già. Sei riuscito a vederle, quando capita?” “No. Ma cosa sono? Più avanziamo e più sono frequenti… e vicini…” “Esplosioni di potere spirituale.” “Sembra come se…” “Come se qualcuno stesse combattendo, lassù, ma senza che noi riusciamo a vederli.” “Hey, conservate le energie. Ci siamo quasi, ma abbiamo ancora qualche ora all’arrivo.” |
| Da “Il racconto del trionfo di Fen’Harel”, come narrato da Gisharel, guardiano del clan Ralaferin degli elfi dalish. | |
| Sappiamo molto poco di Fen’Harel, poiché si dice che lui non si curasse della nostra gente. Elgar’nan e Mythal crearono il mondo che conosciamo, Andruil ci insegnò le Vie del Cacciatore, Sylaise e June ci donarono il fuoco e l’artigianato, ma Fen’Harel si tenne in disparte e pianificò il tradimento di tutti gli dei. E si dice che dopo la distruzione di Arlathan, quando gli dei non potevano più udire le nostre preghiere, Fen’Harel trascorse secoli e secoli in un angolo remoto della terra, ridacchiando e gioendo come un folle. Le leggende raccontano che, prima della caduta di Arlathan gli dei che conosciamo e adoriamo combatterono una guerra interminabile con i loro pari. Non un solo Hahren tra noi ricorda questi altri: solo nei sogni udiamo alcuni nomi sussurrati, poiché essi sono i Dimenticati, divinità del terrore e della malvagità, della vendetta e della pestilenza. Nei tempi antichi, solo Fen’Harel poteva camminare senza paura tra gli dei e i Dimenticati, poiché anche se egli è simile agli dei del Popolo, i Dimenticati conoscevano la sua astuzia e lo vedevano come uno di loro. E fu così che Fen’Harel li ingannò. I nostri dei lo vedevano come un fratello e si fidavano di lui quando disse che dovevano restare in cielo mentre lui organizzava una tregua. E anche i Dimenticati si fidavano di lui quando disse loro che avrebbe preparato la sconfitta dei nostri dei, se solo i Dimenticati fossero tornati nell’abisso per un periodo di tempo. Si fidarono tutti di Fen’Harel e tutti furono traditi. E Fen’Harel li sigillò lontano, in modo che non potessero più camminare in mezzo al Popolo. |
| 5 giorni dall’ingresso nell’Oblio | |
| C’erano quasi. Nelle ultime ore potevano distinguere sempre più dettagli di quella immensa città nera e oro. Ed ora era chiaro. Non era nera per il materiale con cui era fatta. Ma annerita. Di un nero lercio, di quelli che fanno pensare al sudiciume, alla muffa più orrenda concepibile. Tremendamente simile, ma anche molto peggiore, al nero della Corruzione. Era quasi incredibile che qualche decorazione d’oro si vedesse lì in mezzo. Una voce scosse i pensieri. “Ormai ci siamo. Finalmente ci accampiamo, oggi è stata davvero dura.” “Domattina saremo lì, sarà più dura ancora.” “Già… sarà la batta…” “Mh? Hai sentito…?” “Cosa…?” “I barili. Si sono… hanno fatto qualcosa?” “Senti, già mi girano le palle che ci stiamo ancora sobbarcando quattro maledetti barili di acqua pure imbevibile, sono giorni che mi chiedo a cosa servano. Ora mi ci vuoi pure spaventare…?” “Dai ormai lo sanno tutti che sono importanti. Comunque scusa, mi era sembrato di vederli vibrare. Sarà la stanchezza.” “Di sicuro sono importanti. MA PER COSA?!” |
| Da Un trattato sull’Oblio in quanto manifestazione fisica, di Mareno, Incantatore Anziano del Circolo dei Magi di Minrathous, 6:55 Era dell’Acciaio. | |
| Detesto la definizione secondo la quale il Velo sarebbe una specie di barriera invisibile che separa il mondo dei vivi da quello degli spiriti (il fatto che si chiami Oblio o Aldilà è una questione di politica razziale sulla quale mi rifiuto di soffermarmi al momento). Non esiste “questa parte” e “quella parte” quando si parla del Velo. Non si può pensare a esso come a una cosa fisica o a una barriera e nemmeno a un “muro luccicante di luce sacra” (grazie mille per l’immagine, Vostra Perfezione). Bisogna invece pensare al Velo come a una persona che apre gli occhi. Prima di farlo, vede il nostro mondo com’è ora: fermo, solido, immutato. Quando li apre lo vede con gli occhi degli spiriti: caotico, in continuo mutamento, un reame dove le cose immaginate e i ricordi hanno la stessa sostanza di quelle reali, se non di più. Gli spiriti vedono ogni cosa com’è definita dalla volontà e dalla memoria. Questo spiega il loro senso di smarrimento quando attraversano il Velo. Nel nostro mondo, l’immaginazione non ha sostanza. Gli oggetti esistono indipendentemente da come ce li ricordiamo o dalle emozioni che associamo a essi. Solo i maghi possiedono il potere di cambiare il mondo con le loro menti. Forse è proprio questo che li rende più appetibili ai demoni. Chi può dirlo? A parte tutto, l’attraversamento del Velo consiste più nel cambiare la percezione delle cose da parte di un individuo che in un semplice passaggio fisico. Il Velo è un concetto, l’atto stesso del passaggio. Ciò che porta a credere che si tratti di una barriera fisica è il fatto che sia gli esseri viventi, sia gli spiriti, abbiano delle difficoltà ad attraversarlo. |
| Alle Porte della Cittadella Nera | |
| “Mio signore?” Con un sospiro, quasi con fastidio, tolse parte dell’attenzione all’intricatissimo incantesimo che da ore e ore stava cantilenando sul portone. “Sono qui?” “Quasi. Devono dormire e sono a un paio d’ore di cammino…” “Quindi abbiamo una dozzina di ore. Bene. Aumenta la sorveglianza già ora. Fra poco ci sarà un ciclo di buio e non voglio sorprese. Manda pattuglie oltre il confine, ma non uscite da quest’isola. Che non venga disturbato per le prossime otto ore. Per nessun motivo che non sia qualcuno di loro che mette piede qui. Fra otto ore esatte mandami degli Emissari. Preparerò la difesa.” “Si mio signore.” Con un altro sospiro tornò a concentrarsi sul portone. Era così vicino. Ma le ore che aveva non sarebbero bastate. Forse. |
