Dicerie post-live: L’Ultima Caccia

9:45 Era del Drago, 21° giorno di Cassus (il giorno dopo l’ingresso dell’Avanguardia nell’Oblio), Weissherz
Il sole era sorto da un paio d’ore quando qualcuno, girando per il parco, aveva sentito dei leggeri lamenti e piagniucolii e… una forte puzza…?
Pochi minuti dopo la milizia di Weissherz tentava di tenere lontano, inutilmente, i curiosi che si accalcavano per osservare il pietoso spettacolo:
Lord Didier Dubois, nobile Orlesiano che da anni stazionava a Weissherz era lì: semi-nudo, legato ad un albero, con chiari segni di pestaggio, ma soprattutto ricoperto da… vari tipi di schifezze puzzolenti. Una parte sicuramente roba sua.
“Oddio ma… ma è…”
“Si Lord Dubois. Era famoso per essere uno stronzo. Un arrogante figlio di papà…”
“Oh ma sei scemo?! Zitto! Se ti sentissero?!”
“Ma è… vivo?”
“Beh sì… e a giudicare dai piagniucolii direi nemmeno ferito gravemente. Sembra abbia solo preso qualche pugno…”
“Per Andraste però che puzza…”
“Haha scommetto che una parte è roba sua… Che schifo!”
“Sarà lì almeno da ieri sera…”
Le chiacchiere e gli sbeffeggi andarono avanti finché i membri della milizia, non senza ribrezzo, lo riuscirono a slegare dall’albero, buttandogli addosso una coperta e portandolo via. E probabilmente continuarono ancora per un bel po’, considerando lo stato in cui era stato trovato.
“Ma secondo te chi è stato…?”
“A fare una roba del genere? Ad un nobile, ed uno notoriamente prevaricatore? Non penso ci siano particolari dubbi…”
Ancora dopo anni la “Ballata di Didier il nobile nello sterco”, avrebbe continuato a risuonare in molte taverne, anche ben lontano da Weissherz.
1 giorno dall’ingresso nell’Oblio, in fuga da Vecchia Nordbotten
Il portone spalancato era una vista strana. Attraverso di esso per soli un paio di metri si poteva riconoscere la strada lastricata che da Vecchia Nordbotten conduceva ai quartieri più recenti della città, poi le piastrelle si sfaldavano in modo innaturale, come se si frammentassero diventando pietra dell’Oblio senza alcuna soluzione di continuità. Ed oltre, si apriva l’Oblio grezzo… ma non il semplice Oblio grezzo: una strada proseguiva, ampia e serpeggiante, muovendosi fra isole fluttuanti e puntando dritta verso la Cittadella Nera, che svettava oltre la soglia, più vicina di quanto nessuno l’avesse mai vista.
Ci furono solo pochi secondi per osservare, perplessi, quella vista cosa strana, innaturale, ma contemporaneamente magnetica, mentre Lord Rochenoir attraversava per primo il portone spalancato, con una determinazione che sembrava quasi renderlo immune a quella vista, contemporaneamente tranquillizzante e terrificante.
Poi, l’intero reame di Gherman cominciò a tremare e a sgretolarsi, privato di colui la cui esistenza manteneva quel quartiere della città lì sospeso.
Incredibilmente non ci fu panico però nell’Avanguardia, forse in nessuno di loro. Solo una chiara, netta e fredda determinazione. Il breve funerale per Frederick era terminato, gli ultimi arrivavano assieme alle scorte di cibo, vettovaglie e i barili d’acqua di mare.
Qualcuno riuscì a scorgere i Ribelli di Vecchia Nordbotten che arrivavano di corsa, condotti dal loro capo, molti dei quali l’Avanguardia aveva imparato a conoscere. Loro decisamente più nel panico.
E fra di essi, furtivi, sconvolti e con sguardi bassi, anche alcuni dei Lealisti erano in fuga, oltre il portone.
Sempre più velocemente il reame si stava sgretolando, sbiadendo, collassando su sé stesso ed erano passati neanche un paio di minuti da che tutti fossero passati, che lentamente Vecchia Nordbotten crollò su sé stessa e sprofondando poi nel nulla infinito dell’Oblio.
Chissà, forse tornando dove era stata prelevata.
Forse sparendo per sempre.
Solo pochi dell’Avanguardia si voltarono a dare un ultimo sguardo verso il luogo dove avevano appena combattuto, dove avevano appena posto termine ad una delle più pericolose entità che avessero mai calcato il Thedas, dove avevano perso due compagni che accompagnavano la Spedizione dal primo giorno.
Non più di un ultimo sguardo, qualche ultima parola, verso il luogo da cui erano entrati, verso un uscita che non c’era più. Verso quello che ora era semplicemente chilometri di vuoto dell’Oblio.
“Muoviamoci, forza.” Le parole freddamente pratiche di Pierre, spronate subito dopo da Bowden, tolsero tutti da quegli ultimi pensieri, per cominciare una marcia verso la meta finale. Il luogo dove tutto ebbe inizio e dove tutto avrà fine.
1 giorno dall’ingresso nell’Oblio, qualche ora dopo
“Fermiamoci qui. Dobbiamo riposare.”
La voce del Comandante portò tutti a fermarsi, affaticati nessuno protestò.
Dopo essersene andati da Vecchia Nordbotten non si erano fermati se non per brevissime pause ed avevano marciato per ore nell’Oblio. Fortunatamente, senza eccessivi rischi o aggressioni. Che fosse davvero fortuna, in molti se lo chiedevano. Ma, per ora, nessuno aveva avuto il cuore di porre ad alta voce la domanda.
Nel silenzio, tutti cominciarono a preparare i giacigli per riposarsi.
“Niente tende stavolta?”
“Le tende pesano. Vedi qualche carro o attendente? Non abbiamo le retrovie stavolta.”
Si fermò a guardarsi attorno. Rendendosi conto, forse per la prima volta dalla partenza, che la vera differenza dal solito non era l’Oblio, non era quel cielo incomprensibile sopra le loro teste, o lo spazio sconfinato e impossibile attorno a loro che violava le leggi fisiche.
Era che erano tutti soli. E tutti uguali.
Lo sguardo spaziò più in là; certo era normale vedere anche una carica importante dei Dalish come Baal o Calien prepararsi da soli il giaciglio, o un uomo di mondo come Bowden che era nobile da poco, ma perfino il Magister Anaximander, la Principessa Sforza e il Barone Marten e la Viscomtessa Vivienne non erano aiutati da nessuno, come chiunque altro.
Gli unici aiutati erano Victris, che era rimasto debilitato durante il passaggio e si stava solo ora rimettendo in forze, e Serpico, ancora debole dopo la battaglia e il suo legame spezzato.
“Stavolta siamo davvero soli…”
“Già.”
“E se dovesse piovere…?”
“Hai mai visto piovere nell’Oblio…?”
“Beh, tecnicamente è possibile.”
“E allora speriamo non piova.”
3 giorni dall’ingresso nell’Oblio
Altri due giorni di marcia, costante, forzata e apparentemente infinita, fra strade sospese sul vuoto e isole fluttuanti, con pochissime pause e altrettanto poche ore di sonno.
E la Cittadella sempre più vicina, tanto che ora le sue guglie nere come l’ebano coprivano buona parte dell’orizzonte davanti a loro.
Sbucando su una nuova isola fluttuante, notarono un edificio diroccato che ne copriva la gran parte.
“Victris, abbiamo bisogno di riposare. Siamo stremati. E non intendo solo per stasera.”
“Lo so, hai ragione.”
Era chiaro. Il cibo razionato, la marcia forzata dopo i pesanti scontri di pochi giorni prima, non era una prova semplice nemmeno per i più esperti dell’Avanguardia.
“Soprattutto in vista di cosa ci aspetta lì.” Calien completò i pensieri di Victris, con un cenno alla Cittadella.
I più sensibili dei maghi potevano quasi sentirli ormai, i picchi di energia che, in lontananza, il Folle emetteva con il Magrallen nel tentativo di forzare e aprire le porte della Cittadella. O forse era solo suggestione?
“Esploratori…?”
Il Comandante non dovette nemmeno finire la frase che già il gruppo degli esploratori, completo e compatto come non era mai stato, si era inerpicato verso l’edificio alla ricerca di pericoli, o maggiori sicurezze.
Non passò nemmeno un’ora che tornarono.
“Vuoto. Sembra una vecchia rovina.”
“L’architettura sembra elfica.”
“Comunque è sicuro. Possiamo usarlo per accamparci.”
“Bene. Nell’edificio. Mettetevi comodi. Ci riposiamo.”
Anche gli altri si inerpicarono verso l’edificio, che si mostrò piuttosto piccolo, almeno la parte effettivamente utilizzabile, appena sufficiente a dare un tetto a tutti. Ma era qualcosa.
“Ma… edifici nell’Oblio…?”
“Non è la prima volta che li vediamo.”
“Si beh, io non è che ci sia mai entrato prima…”
“Tecnicamente ci entravi tutte le notti, dormendo, la tua coscienza ci va in sogno.”
“Si si va bene. Ma quindi questi edifici… cosa sono?”
“Potrebbero essere stati creati dalla volontà di qualche spirito o demone e poi abbandonati chissà quanto dopo. O essere pezzi di sogni o incubi…”
“… o ricordi così vividi e su cui si sono concentrate così tante emozioni da avere avuto una manifestazione qui.”
“Oppure chissà. Ma se sono così vicini alla Cittadella, sono sicuramente qui… forse da prima ancora che la Cittadella diventasse nera.”
“Wow…”
Poco più in là, il concilio nobiliare, più le varie alte cariche che avevano seguito all’interno l’Avanguardia, si erano riuniti.
“Quanto mancherà ad arrivare?”
“Se lo spazio non si distorce più di quanto abbia fatto finora… fra le 8 e le 12 ore di marcia, poco più”
“Quindi marciando a passo forzato potremmo arrivarci… in un giorno e mezzo?”
“Forse due, ma si. Per quello che ha senso contare i giorni qui dentro, almeno.”
“Allora forse è il caso di fermarci qui. Per domani intendo. Riposarci e riprendere poi, se siamo così vicini.”
“È un rischio.”
“Lo è anche arrivare stremati.”
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