Diceria post-live: Morte Certa

Sussurri nella notte
“È questo che hai sentito?”
“Si Maestro…”
“Basta, sono stanco di avvertirli e sperare che capiscano di starsene fuori dai miei affari! Ora basta!”
“Cosa volete fare, quindi?”
“Quello che avrei dovuto fare mesi fa…”
9:40 Era del Drago, 23° giorno di Pluitanis (2° mese), a Nordbotten, mattina, durante la battaglia
“Bene credo non mi abbia visto nessuno ma… Dove sono? Mi sono perso…”
L’uomo si guarda attorno spaesato fra i vicoli e le strade della città in guerra senza capire dove si trova. Finché non viene intercettato da una piccola pattuglia di soldati di Darion.
“INTRUSO!”
“Hey un momento! Aspettate!”
Urla, clangore di lame, pochi istanti dopo tutti gli uomini di Darion sono a terra morti tranne uno, sollevato da terra e tenuto con forza contro una parete.
“Dove si trova l’avanguardia?”
“Io… Io non so chi siano…”
“Ti ho chiesto… Dove si trova l’Avanguardia…?”
Il soldato emette un gorgoglio strozzato fino ad un forte schiocco del collo che ne decreta la morte.
“Inutile…”
“Mh… Quindi… Saresti tu…?”
“Chi sei? Non ti voglio fare niente ma…!”
“Stai tranquillo, non sono qui per farti del male. So già chi sei. E mi sembri spaesato.”
“Si io devo… Voglio raggiungere l’Avanguardia per…”
“Lo immagino per cosa. Ma stai tranquillo non è necessario. Vieni con me, posso aiutarti con… Le tue difficoltà…”
9:40 Era del Drago, 23° giorno di Pluitanis (2° mese), a Nordbotten, poco prima della fine della battaglia
“E’ un ottimo bottino! Bravi ragazzi!”
“Grazie Capitano! È come dice lei, nel torbido si pesca meglio!”
“Eheheeheh, quando la gente è troppo occupata a fare la guerra… dimentica in giro un sacco di bella roba!”
“E adesso che vogliamo… CAPITANO ATTENTO!”
“PER DARION, MALEDETTI RAZZIATORI!”
“AAAAAAAHHHHH!”
“Per il Creatore, hanno ferito il Capitano! Roberto! Prendilo e portalo all’Ospedale! E voi ammazzate quel fottuto idiota!”
9:40 Era del Drago, 23° giorno di Pluitanis (2° mese), Accampamento della Spedizione, Taverna del Drago Ubriaco, tarda sera
“Direi che abbiamo finito.”
“Sì, Bort. Grazie di non avermi fatto pesare troppo il fatto che sono bassa.”
I due tavernieri non ridono, rimanendo in silenzio per qualche secondo.
“Sai, ho sempre pensato che in Taverna ci si trovasse solo per bere. L’ho aperta per questo, per vedere le persone sorridere, pestarsi da ubriachi e trascorrere il tempo in serenità…”
“Bea, si beve anche in ricordo dei propri cari.”
“Hai ragione, Bort. Ho voluto aspettare, ho sperato, ma… alla fine è giusto così.”

Appeso al muro della taverna, un epitaffio:
“In memoria di:
Lucian McDouglas
Livia Colubra
Arthal
Ravel Tallisker
Gothar
Alcibiades Dante
Georg
Erised
Gortik”

“Bea… abbiamo lasciato tanto spazio.”
“Non riesco ad essere ottimista oggi, Bort.”
“Beviamo qualcosa, ti va?”
“… sì.”
9:40 Era del Drago, 23° giorno di Pluitanis (2° mese), in un piccolo accampamento nascosto, vicino alla Spedizione.
Dalla terra nascono dei flussi di polvere, quasi da creare danze di sabbia; è un qunari a crearle, dal volto concentrato e parecchio intristito.
Con passo leggero, un altro cerca di avvicinarsi all’enorme essere e con gentilezza, si annuncia.”Eskel. Finalmente l’ho trovata. Ho qui una lettera da parte di suo frat…”
Improvvisamente un altro qunari, anche lui dalle enormi fattezze, prende di peso l’uomo e lo lancia in un angolo con un solo gesto del suo braccio. Seccato, interviene: “Non lo disturberei, se fossi in te. Oggi ha perso un amico.” Il messo non avrebbe mai potuto immaginare di trovarsi davanti addirittura Furia Rossa. Impaurito e tremante, tenta di scusarsi come può. “M-mi scusi mio signore… Il… Il fratello… Il Fratello del signor Eskel chiede… Di consegnargli questa lettera con estrema urgenza…”
Furia annuisce e indica di lasciare a terra la lettera. Non gli serve dire nulla, perché il messo capisca e fugga a gambe levate verso l’oscurità. I flussi di sabbia, che prima erano misere accozzaglie di terriccio, sono intanto diventati uno splendido lupo di terra.
Eskel reagisce immediatamente, quando sente parlare di suo fratello, attraversando la sua creazione e distruggendola. Si avvicina verso Furia Rossa e gli dà una pacca sulla spalla. “Bene bene. Avrà fatto finalmente qualcosa di buono?”
Furia prende la lettera da terra e risponde al compagno: “Ah… Tuo fratello ha fatto cambiare idea a “loro”.”
Eskel sorride. “Iniziamo a prepararci, allora. È il momento della prova e per ora siamo solo pochi passi dietro ad Artiglio.”
Furia fa cenno di muoversi e continua: “Abbiamo un sacco di lavoro da fare, Orso.”
Eskel si gira verso il cumulo di terra che aveva precedentemente creato ed accanto alla figura di lupo sorge, in meno di un minuto, la composizione di un enorme orso. Davanti a lui ora, ci sono tre composizioni. Lupo, Tasso e Ariete. Con molta tristezza, il qunari volge lo sguardo del suo unico occhio al tasso da lui creato, anch’esso senza un occhio.
“Il branco non verrà mai dimenticato, ve lo prometto.”
9:40 Era del Drago, 23° giorno di Pluitanis (2° mese), Nordbotten, ex palazzo di Darion, sera tardi
Un gruppo di ricognitori inviati, in seguito alla battaglia, nell’ormai vuoto palazzo appartenuto a Darion in cerca di qualsiasi cosa di pericoloso o potente il necromante potesse aver lasciato dietro di sé.
“Uhm… Qui mi sembra non ci sia gran ché in realtà…”
“Già, qualche libro di materie più o meno proibite o semplicemente di magia, ma poco più e comunque niente di davvero interessante.”
“Qui doveva esserci il suo laboratorio vero?”
“Mi sembra di si.”
“Uhm… Hey Phil?”
“Si?”
“Ma non ci era arrivato un rapporto su una cosa da recuperare qui? Una scheggia di cristallo rosso avvolta da fili luminosi blu?”
“Si?”
“Beh, i fili blu ci sono ma… La scheggia no.”
9:40 Era del Drago, 24° giorno di Pluitanis (secondo mese), accampamento della spedizione, zona di Orzammar
Teli neri adornano le varie tende del campo, una tristezza aleggia nell’aria che sembra quasi palpabile.
Davanti alla tenda di Livon Brosca, al centro del campo, tutta Orzammar più altre persone dell’Avanguardia sono ferme in silenzio, davanti a loro il nobile Brosca che faceva scorrere lo sguardo su quella che è la sua fazione, alla sua sinistra i due nobili presenti in avanguardia, Lord Thôrnain e Lord Thorodin, alla sua destra Hagen che tiene alto lo stendardo della casata Aeducan, lo stendardo di Orzammar.
“Signori… Grazie per essere venuti qui, in questo brutto momento. In questa battaglia di Nordbotten, abbiamo perso tanti nani e uomini coraggiosi, che hanno lottato, ne sono sicuro, fino all’ultimo per sconfiggere il nostro nemico.”
Livon fa una lunga pausa continuando a guardare le persone davanti a lui.
“Se siamo qui in questo momento, è per dire addio… E grazie, ai nani che hanno dato la loro vita in questi giorni. In particolare, abbiamo perso un coraggioso nano dell’avanguardia che molti di voi se non tutti conoscevano: Gothar. Che la pietra ti riaccolga.”
Subito dopo il discorso, in mezzo al gruppo di Orzammar si leva alto un canto, prima piano poi a volume sempre più alto. Un canto funebre.
“Il mondo è grigio e le montagne anziane,
Nelle fucine, le fredde ceneri sono del fuoco un ricordo lontano.
Nessun’arpa vibrante, nessun ritmo di martelli.
Regna l’oscurità su miniere e castelli;
Sulla tomba del nano incombe fosca l’ombra,
A Orzammar, nel Thedas.
Ma ancora appaiono le stelle morenti
Nel lago oscuro e senza venti.
Là giace in abissi d’acque del nano la corona,
Lì si risveglierà, quando sarà giunta l’ora.”
9:40 Era del Drago, 24° giorno di Pluitanis (2° mese), Accampamento della Spedizione, nella zona del Ferelden, in una sera illuminata da un alto fuoco
Un grosso falò, simile ad una ampia pira, arde al centro del campo. Sono presenti persone del Ferelden come di altre fazioni, tutti in silenzio fino a ché a spezzarlo non è Elissa Cousland che fa un passo avanti, alla sua destra Calanthia Bryland, Kevin Mac Tir, Maximilian Van Markham e Ingrid Raven, alla sua sinistra la figura ammantata dell’Eroe del Ferelden, il volto come sempre nascosto dalla maschera dorata.
“Questa sera facciamo una cosa che avremmo dovuto fare anche a seguito della battaglia di Weissherz. Ma sappiamo tutti che, nelle situazioni come quelle che la Spedizione sta vivendo, non è sempre possibile. Cogliamo così l’occasione per porre onore a tutti i caduti del Ferelden.
Non ho avuto l’occasione di conoscere personalmente Lucian McDouglas, Arthal o Ravel Tallisker, purtroppo. Ma so che ognuno di loro aveva amici, parenti o amanti fra di voi e che hanno combattuto fino all’ultimo respiro. E ieri abbiamo perduto anche Erised e Gortic, come molti altri soldati che hanno combattuto fianco a fianco a molti di noi. Io per prima ho perso due degli uomini della mia guardia, due amici, immolatisi contro una delle creature di Darion.”
La regina lascia passare qualche istante di silenzio, guardando la gente attorno a sé, riportando poi lo sguardo alle fiamme che ancora divampano al centro del cerchio.
“Io sono fiera delle loro gesta. È sempre triste perdere un fereldiano, ma dobbiamo essere fieri delle loro azioni, del loro sacrificio, del fatto che siano caduti combattendo per ognuno di noi! Ognuno di loro ha compiuto imprese paragonabili a coloro che sono caduti durante la Battaglia di Ostagar o la Battaglia di Picco del Drago, hanno combattuto non solo per il Ferelden ma per tutto il Thedas. E per questo, sono certa si trovino ora nel caldo abbraccio di Andraste. E vi prometto che non verranno dimenticati.
ONORE AI CADUTI!”
All’urlo finale della regina, decine e decine di altre voci rispondono con le stesse parole, alzando spade o corni ricolmi di idromele.
Poi, da dietro la maschera dell’Eroe del Ferelden, si sente provenire un canto che sale di volume, nella vecchia lingua del Ferelden ormai in disuso, seguita subito dopo dalla maggior parte del cerchio.

“I saw the light fade from the sky
On the wind I heard a sigh
As the snowflakes cover my fallen brothers
I will say this last goodbye…

Night is now falling
So ends this day
The road is now calling
And I must away
Over hill and under tree
Through lands where never light has shone
By silver streams that run down to the sea

Under cloud, beneath the stars
Over snow one winter’s morn
I turn at last to paths that lead home
And though where the road then takes me
I cannot tell
We came all this way
But now comes the day
To bid you farewell…”
9:40 Era del Drago, 24° giorno di Pluitanis (2° mese), Accampamento della Spedizione, nella zona del Tevinter
L’accampamento del Tevinter è riunito al centro, attorno ad una pira allestita sulla quale si trova il corpo di Alcibiades Dante. Il silenzio regna pressoché assoluto nell’accampamento, viene poi rotto dal Magister Anaximander Magnus. Alla sua destra gli altus Astrea Erimond e Zozimus Vitalis, alla sua sinistra la laetans Andromeda Dante e, accanto a lei, Licea.
“Siamo qui stasera per onorare dei caduti, seppur solo di uno di essi il corpo è stato recuperato.”
Fa una breve pausa, pesandosi sul suo bastone da mago.
“Alcibiades Dante è stato un eccellente mago nonostante la sua età e, come ottima tradizione per alcune delle figure che sono state più di spicco nell’Imperium, un eccentrico nobile. Era una persona difficile, ma è stato un buon amico e un’ottima guida per gli uomini e le donne del Tevinter in questa spedizione, nonostante la giovane età.
Georg, invece, è stato il perfetto esempio di ciò su cui l’Imperium si fonda: determinazione, disciplina, audacia, forza d’animo e di volontà. Il chiaro esempio per tutti che l’Impero Tevinter non è una nazione di soli maghi e che eccellenti condottieri e guerrieri nascono e crescono fra le nostre file.
Altri soldati sono caduti durante la battaglia, ognuno di loro ha dato la loro vita per la grandezza del nostro amato Impero e per il bene di tutto il Thedas. E per questo ognuno di noi deve essere loro grato. E non dimenticarlo mai.”
Il magister annuisce, quindi Zozimus fa un passo avanti “Che il Creatore possa abbracciarli e condurli alla sua luce eterna.” a quelle parole, diversi maghi sparsi lungo il perimetro del cerchio alzano i loro bastoni verso la pira, sussurrando all’unisono una formula scagliano diverse lingue di fuoco alla base di essa accendendola e il silenzio cala di nuovo in tutto il campo, rotto solo dallo scoppiettare del fuoco.
Una pagina di diario
A Nordbotten la pioggia accompagna il giungere della notte, riversandosi copiosa sugli uomini e sulle donne di questa sfortunata spedizione, inzuppando i loro abiti ma non abbastanza da offuscare le loro menti. Semplicemente, lo scorrere incessante dell’acqua, lascia spazio ai pensieri. Chi scruta il cielo potrebbe obiettare, dandomi del bugiardo, che le nuvole stanno rispettosamente cedendo il passo alla signora del cielo, la Luna, che brilla di malinconica luce argentea. Eppure, questa notte rimane più buia del tetro velo del quale la morte si ammanta, dove neppure le pire sembrano portare un po’ di calore ai cuori affranti dei compagni e dei commilitoni, che, in un disperante e disperato silenzio, montano veglia. Quante vite spezzate, o Creatore, quante anime, che solo l’altro giorno ricordavo cantare con speranza, persi, coperti da questo velo freddo e triste. Ho chiesto quanti anni avesse il più giovane di loro, un sergente mi ha risposto dicendomi che non ne aveva neanche venti. Una nuova domanda è balenata nella mia mente, la domanda che qualunque madre urla al cielo silente e immobile quando un figlio muore; quella domanda che ora sento rimbalzare con rabbia, furia e nelle menti di tutti, ma nonostante tutto taciuta.

Perché?

Che risposta ci aspettiamo mai quando poniamo questa domanda ad un mondo che null’altro fa se non osservarci con distaccata curiosità. Forse la poniamo a noi stessi, per cercare una forma di conforto, come per convincerci che le morti dei nostri cari non sono state vane, che hanno avuto un significato, un perché. Ahimè, il mio cuore è pesante nell’offrire un’amara risposta, mentre nella mia mente il pensiero più razionale già si forma! E con tutto il dolore possibile, l’unica cosa che posso pensare è che il perché non ci sia, non ci appartenga, non sia per noi. A questo punto chiunque potrebbe sprofondare nell’angoscia e nella paura, anche nella rabbia, senza volerle porre un freno, sguainando la spada e andando a caccia di chi anche solo in maniera minima ci sembra colpevole; ma a chi porterebbe giovamento? Causeremmo solo altro male, altra sofferenza, altro buio.

Eppure, un sentimento con timidezza si affaccia, come una singola nota che si ripete piano, appena percettibile al nostro orecchio. Eppure è lì, e se le prestiamo attenzione, possiamo iniziare a sentire la sua melodia. Per chi vuole ascoltare, porta conforto, porta un messaggio. Oggi è il giorno per esser tristi, soffrire e sentirsi persi nel buio; domani sarà il giorno per ricominciare a sorridere con fierezza e speranza ai nostri cari, per seppellire il nostro dolore e onorarlo, per accendere i ceri e consegnare alla nostra memoria i volti dei defunti; per proseguire. Perché per quanto il buio sia spaventoso, ci entri dentro fino alle ossa, scuotendoci di brividi e di freddo, è anche ciò che ci permette di trovare la luce, che brilla mille volte più intensa.

Aureliano Seneca, excogitator in exilium

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