Dicerie Bonus Quarantena (parte 6)

9:40 Era del Drago, 19° giorno di umbralis, Ospedale dell’Avamposto di Weissherz
“Muovetevi con quell’acqua! E la stiamo davvero lasciando su una panca? Possibile che non si trovi un giaciglio in questo posto?”
“Dottor Hetzer, si calmi! Sotto la guida del dottor Geiger gli altri pazienti dell’Ospedale sono seguiti, può fare un respiro e darci indicazioni.”
Il cerusico fissa per qualche secondo la giovane elfa, poi sospira. “Ara’El, pensi che la Dottoressa ci degnerà della sua presenza?”
“Aveva accennato qualcosa a proposito di tende viola…”
Improvvisamente nella struttura entrano degli uomini prendendosi spazi chiaramente non loro: portano tendaggi, qualcosa di simile ad un giaciglio, bacinelle, panni e un baule. Non rispondono alle domande, ma tutti i presenti li hanno già visti più volte, spesso sotto i ferri.
“Siete stati rapidissimi, bravi!” Una voce squillante irrompe e la Dottoressa Helianor entra sorridente. “La prossima volta mi assicurerò a maggior ragione di ricucire tutto per bene se quando chiedo un favore i guerrieri di questa Spedizione sono così disponibili…”
“Helianor.”
“Oh, Sigmund. Anche tu qui?”
“Fai tu. Io ci lavoro, di te non posso dire lo stesso.”
“Sempre adorabile. Comunque, dove l’avete messa? Non starà tanto bene considerato il suo stato…”
L’elfa indica una zona e la donna dai capelli viola le sorride. “Ottimo! Avrei anche un favore da chiederti, Ara’El. Quando uscirai di qui troverai delle persone preoccupate che vogliono rassicurazione. Te ne occupi? Io di trattare con donne in ansia non ho molta voglia… ho un parto da gestire! Ah, sarebbe d’aiuto anche che riuscissi a portarti via l’elfo dal viso impassibile ma che sappiamo tutti essere preoccupato. Non voglio curiosi.”
“Credo che questa sia la cosa più sensata che tu abbia detto oggi, Helianor.”
“Che simpatico. Dai, andiamo a lavorare così anche tu avrai la tua occasi-!” Ma la donna non riuscì a terminare la frase, interrotta da una fortuita pedata sulla caviglia. Pedata di un vecchio cerusico borbottante.

Dalla zona allestita per dare un po’ di conforto alla partoriente arrivavano molti rumori, spesso sovrastati da urla generalizzate e richiami più o meno insistenti per i giovani medici dell’Avanguardia, che non presero parte attiva al parto ma sicuramente ne videro ognuno un pezzettino; quanto bastava per essere utili, insomma, e poi venivano spediti ad occuparsi di altro. Non era chiaro chi non volesse troppa gente intorno, se i dottori o Licea, ma sicuramente mettersi nei panni di una poverina durante il parto dava ragione alla scelta di evitare un flusso di persone se non necessario.
“Ci siamo quasi, Licea, stai andando benissimo! Ancora! Ecco!”
Dopo la spinta decisiva un nuovo fagottino era nato nel Thedas. Immediatamente accudito da chi di dovere lasciò sentire il suo primo vagito, dando aria a quei piccoli polmoni.
“Guarda Licea, è u-…”
9:40 Era del Drago, ultimi giorni di cassus, in un accampamento fortificato, tarda notte
Illuminato da un falò che scoppiettava gagliardo, un grosso qunari, ricoperto di una nera armatura, affilava in silenzio il suo spadone. Il suo sguardo si muoveva lento lunga la lama dell’arma, mentre con perizia ne curava il filo con passaggi metodici della cote. All’improvviso una seconda figura gli si avvicinò, destandolo dai suoi pensieri.
“Mi perdoni per l’interruzione, Comandante. Ci sono novità?” chiese il nuovo arrivato.
“Nulla di nuovo… non ho nemmeno capito bene cosa credano di ottenere con l’ultima decisione che hanno preso. So solo che non abbiamo una conferma…e ad essere sinceri sono molto deluso”
“Con tutto il rispetto, signore, la sua delusione mi sorprende. Credo che fosse prevedibile. Tra loro ci sono traditori, reietti e fuggiaschi. Non avrebbero mai accettato di tornare”
Il Comandante Qunari fece un lungo sospiro. “Non è questo che mi ha deluso. Piuttosto è stato il fatto che credano di poter tenere la situazione in stallo. Colloquialmente, non si può tenere un piede in due scarpe. Credono che gli frutterà di più sul lungo termine, per quanto io li avrei rispettati ugualmente se avessero preso una decisione in sincerità. Eppure, hanno deciso di prendermi in giro.
Il secondo Qunari si mosse nervosamente sui propri piedi, come preoccupato. “Quindi torniamo a casa, Signore?”
“Perché dovremmo? Ci siamo già.”
9:41 Era del Drago, 3° giorno di verimensis, Avamposto di Weissherz, quartiere del Ferelden
“Lady Calanthia scusi la cerc… Calanthia, ma stai partendo?”
“Si Kevin. Sua Maestà il Re ha richiesto la mia presenza in patria, e sembra che anche mio padre abbia bisogno di me.”
“Mh. Sono sorpreso, non ne sapevo niente… Non vuoi congedarti dagli uomini?”
“Io… Sai che non sono brava con queste cose.” La guerriera interrompe la frase caricandosi in spalla una pesante sacca “Ed io e sua maestà la regina abbiamo concordato che d’ora in poi sarai tu a prenderti cura di loro. E sono sicura saranno in ottime mani.”
“Vi ringrazio…”
“A presto. Andiamo Draco.”
I due nobili si scambiano un cenno, mentre il mabari abbaia allegro e trotterella dietro la padrona che raggiunge il piccolo contingente di uomini che la accompagnerà, caricando la sacca sul cavallo e balzando poi in groppa.
9:41 Era del Drago, primi giorni di verimensis, in un buio e umido sotterraneo
Un leggero rumore di gocciolio rimbomba nella stanza chiusa, risvegliando l’uomo che sbatte le palpebre qualche secondo, svegliandosi.
“Machecca…” riesce a solo a biascicare, la bocca impastata da un forte sapore metallico, assieme ad un dolore sordo alla testa e altre parti del corpo.
“Svegliati cane. Mi servi attivo. Voglio informazioni.”
“Ma che vuoi da me…? Chi se…ARGH!” La frase viene interrotta da una fitta terrificante di dolore all’addome, mentre sente qualcosa di caldo colargli verso il petto.
“Sono io che faccio le domande qui, cane. Dove sono i magazzini? PARLA!”
“Porca… Intanto me lo puoi chiedere venti centimetri più in là? Sembra che hai mangiato sterco di cavall…ARGH!” ancora una volta la frase viene troncata da una serie di colpi.
“Fai pure il galletto. Ho tutto il tempo che vuoi.”
“Belli gli attrezzi. Quello è uno sventraorecchie dalish? Bello ma puoi fare di megl… Oddio no quello no per favore.”
“Ah, finalmente ti sciogli eh? Bene bene… Quindi… Dove sono i vostri magazzini…?”
“Dai almeno prima offrimi la cenaaaAAAARRGGH!”
Improvvisamente le candele si spengono e il buio riempie la stanza, tagliato solo da una leggera luminescenza proveniente da un paio di lame.
“Chi va là?! Come mi hai trovato?!”
“L’elfetto dei danti, idiota. Libera Leo. Subito.”
“Hahahaha ma cosa credi di fare? Sei anche solo!”
“Ah, ma io non sono solo… Ho amici influenti…”
9:41 Era del Drago, 17° giorno di verimensis, Avamposto di Weissherz, alloggio di Vimme Vasca
“Certo signor Vasca tutto chiaro. Ha bisogno di altro?”
“Si Juna, se non ti spiace potresti consegnare questi e far affiggere questo alla bacheca? Ah, e avvisa il signor Ghernak e Lord Thronain che ho bisogno di parlare con loro.”
“Certo signor Vasca.” Mossa da curiosità, la giovane nana scruta uno dei fogli datole dal capo. “Oh. Quindi finalmente, il mercato…?”
“Già. Finalmente. La situazione è perfettamente rientrata nei ranghi, ho rimosso le ultime tasse e i prezzi torneranno nella norma. Inoltre, se riusciranno in quanto chiedo, anche la varietà di materiali avrà una ventata d’aria fresca.”
“Sono contenta signor Vasca. Andrò subito a consegnare tutto.”
“Grazie, vai pure Juna buona giornata.”
“A lei signore!”
9:41 Era del Drago, 18° giorno di verimensis, Avamposto di Weissherz, nella tenda della onorabilissima Gilda dei Cacciatori di Taglie
“Mastro Weisser?”
Il cacciatore di taglie alza lo sguardo dai documenti che stava scrivendo con sguardo annoiato, fissando il messaggero appena entrato, squadrandolo da capo a piedi.
“Che c’è? Non vedi che sto lavorando?”
“Ho delle missive per lei, Mastro Weisser… nuove taglie dalla sede centrale delle gilda”
Fyodor si alza in piedi, allungando una mano nella sua direzione.
“Alla buon’ora! Dammele! Devo registrarle prime di poterle pubblicare e non voglio metterci dei mesi…ma…questo è.…e questa…AHAHAHAHAHAHAHA!”
Sfogliando le pagine di pergamena come le pagine di un libro, il cacciatore non poté che sorridere.
“Ho come l’impressione che mi farò delle grosse risate.”
9:41 Era del Drago, 19° giorno di verimensis, Avamposto di Weissherz, in un vicolo
“Ma… Quindi? Si parte?”
“Non ancora, stanno organizzando. Ci vorrà ancora almeno qualche giorno, possiamo sistemare gli ultimi preparativi.”
“I tuoi contatti sono pronti? Hanno preparato tutto?”
“Si tranquillo, dobbiamo solo prelevare la roba e assicurarci che arrivi tutto e senza dare nell’occhio.”
“Ottimo, era da un po’ che gli affari ristagnavano e serviva una nuova partita.”
“Beh, almeno il capo si darà una calmata, ultimamente è parecchio incazzato, soprattutto con i nuovi.”
“Eh, vorrei anche vedere…”
9:41 Era del Drago, 19° giorno di verimensis, in un piccolo villaggio sulla costa del Tevinter, notte fonda
Il cappotto del Capitano Dal Cuervo oscillava mosso dal vento. Lo sguardo ferito vagava sui tetti della piccola cittadina marittima, stancamente, senza una meta precisa. Con passo dinoccolato, si avvicinò a lui un’altra figura, un uomo di mezz’età, coi capelli bianchi e un cipiglio allegro.
“Strano vedersi ancora sveglio a quest’ora, Capitano. Inusuale, se non altro…”
“Pensieri bui mi privano del sonno, quartiermastro.” Rispose quindi il pirata con un sorriso stanco. “Tu invece? Lo stivaggio del carico ha richiesto più tempo del previsto? Stai invecchiando, Joseph!”
L’ufficiale rise di gusto, muovendo una mano di fronte al viso, come a scacciare un’età che il vecchio pirata non riusciva ad accettare.
“Nulla di tutto questo, Capitano. L’equipaggio ha gozzovigliato un po’ troppo e tanti sono finiti dal Dottor Riley per le abrasioni e le percosse. Se non altro hanno quasi tutti le tasche più pesanti”
Dal Cuervo non poté che lasciarsi sfuggire una risata.
“È stata una bella scazzottata, credo pure che Mastro Cobb si sia divertito!”
“E per quello che riguarda i nostri ospiti?” Lo interrogò di nuovo il Quartiermastro.
“Beh, Lucas e Cruz hanno trovato il modo di arricchirsi, sono quasi sicuro che un giorno finirò io a lavorare per loro se continuano così! Sophie ha dato prova di sapere reggere bene i postumi del Fuoco di Nostra Signora e coraggio da vendere. Vessethiel è riuscita ad incutermi un certo timore reverenziale e…James…”
“Ubriaco?”
“Fradicio, si è lanciato dal primo piano addosso ad un altro marinaio coinvolto nella rissa. Parola mia, si è rialzato come se nulla fosse.”
Il quartiermastro sorrise. “Una buona serata, quindi!”
Dal Cuervo scosse piano la testa, allungando al compagno una pergamena che stringeva in pugno.
“Ogni bella serata, per essere tale, deve essere accompagnata da una nota dolente, amico mio.”
Joseph aprì il foglio e lesse velocemente.
“I Corvi, Capitano? Perché gli può interessare tanto quel villaggio?”
“Non lo so, quartiermastro, ma conoscete la Legge di Antiva. I Corvi hanno chiamato, ai vivi la risposta.”

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