Dicerie pre-live: Il Lamento del Grifone (parte 3)

9: 38 Era del Drago, In una casa abbandonata, da qualche parte al confine tra Ferelden e Orlais.
La porta di una stanza decisamente troppo spoglia per essere abitualmente abitata si apre, cigolando piano.
Velocemente una figura ammantata vi entra, controllando con scrupolo di non essere stata seguita.
“Infine sei qui, mia piccola Allodola”
Una voce femminile spezza il silenzio, rivelando la presenza di una donna all’interno della casa.
“Voi chiamate e io rispondo, mia Usignolo. Cosa posso fare per voi?”
“Che ne dici di iniziare a smettere con questi ossequi?”
La figura ancora incappucciata ridacchia, sedendosi fin troppo a proprio agio di fronte alla donna.
“Oh Andiamo…Chi era quella ossequiosa nelle lettere?”
Una semplice occhiata basta a tacere ogni altro commento, ma il silenzio che segue è più divertito che imbarazzato.
“Quindi? Siamo qui per il ricordo dei vecchi tempi o…?”
“Sai perfettamente cosa sto per chiederti, Allodola. Oserei dire che nessuno è più informato di te. Forse solo Alistair o Elissa, ma ho i miei dubbi a riguardo…”
La figura ridacchia e annuisce.
“Mi domandavo solo perché io e non tu…”
Un sospiro segue il minuto di silenzio che ha accolto quelle parole; poi la donna si alza e lentamente si avvicina alla finestra, osservando il cielo senza vederlo davvero.
“Ci sono stati diversi… Incidenti… Negli ultimi periodi. Abbandonare il mio posto a Val Royeaux potrebbe risultare quanto meno inappropriato, per non dire pericoloso. Tuttavia la situazione si è fatta preoccupante e, Andraste non me ne voglia, per una volta Alistair ha ragione.”
“Quindi mandi me.”
“Quindi mando te, poiché tu sei la persona di cui più ciecamente mi fido.”
La donna si volta, abbandonando chissà quali pensieri e osserva gli occhi scuri del suo interlocutore.
“Sarai i miei occhi, le mie orecchie e la mia volontà?”
La figura si alza e, avvicinatosi, afferra la mano della donna, baciandola lievemente con un sorriso sornione.
“Come sempre, mia amata, mio Usignolo. Come sempre.”
9:38 Era del Drago, 3° giorno di Cassus (12° mese), In un bosco sulla via verso Perendale
“Così alla fine siamo stati esiliati, eh?”
Il Dalish getta svogliatamente un pezzo di legno nel fuoco che scoppietta vivace davanti ai suoi piedi, controllando velocemente il pasto che sta cucinando.
“Non lo chiamerei esilio…dopotutto siamo con un Guardiano…”
Il primo elfo solleva lo sguardo sul suo compagno, osservandolo con un cipiglio leggermente scettico.
“Quel tipo…è davvero un Guardiano? Mi sembra… Non lo so… Diverso dagli altri.”
“Il suo nome è Threven del clan Threven e così lo hanno definito gli altri. Immagino non si possa mentire su questo…”
“Porta il nome del fondatore del suo clan? Bizzarro.”
Una terza voce, appartenente a un terzo Dalish, interrompe la conversazione “Si dice che lui stesso sia il fondatore, in verità…”
Una risata riecheggia attorno al fuoco, ridestando occhi curiosi.
“Il fondatore? Non dite assurdità! E la pazza che gira con lui allora chi è? Mythal? Non fatemi ridere…”
“No no, hai “bajato” il mio nome è Shenille!”
Una voce femminile, dall’intonazione da bambina, comparsa inspiegabilmente, fa gelare il sangue al Dalish che, quasi terrorizzato si volta.
Alle sue spalle vi è la proprietaria della voce che lo osserva sorridendo, dondolando appena su sé stessa.
“Shenille è Shenille! Non Mythal…” La Dalish si osserva attorno, guardinga, e come se stesse per rivelare un grosso segreto si accuccia accanto all’altro per potergli sussurrare all’orecchio. “Mythal è mooooolto più vecchia di me e non le piace la carne ben cotta…”
Poi, come se nulla fosse, scatta in piedi e torna a sorridere.
“Se continui a ignorarla, l’amico della luce scarlatta ruberà la tua cena!”
E, senza spiegazioni, si volta per andarsene, trotterellando, lasciando tre Dalish perplessi e una bistecca decisamente troppo cotta.
9:38 Era del Drago, 20° giorno di Nubulis (3° mese), villa del Magister Erimond a Minrathous
“La mia risposta non cambia, Astrea.”
“Ma Padre! Non vi rendere conto?! Sarebbe un’occasione perfetta per dimostrare a tutti il vero valore dell’Impero!”
“Ho detto di no. E non intendo prolungare oltre la conversazione.”
“Oh certo! Voi dite di no! Come se i Flagelli non fossero un vostro problema; come se la mancanza dei Custodi non fosse un problema… Come se la stupidità degli altri regni nel considerarci inferiori non fosse un problema!”
“Astrea! Calmati. Non mi importa di cosa pensano gli altri regni. È troppo pericoloso.”
“Troppo pericoloso? Non siate ridicolo, Padre! Sappiamo entrambi che sono più potente di voi. Inoltre, sarei con il Maestro: non correrei alcun pericolo…”
“Potente non significa esperta.”
La ragazza fa per ribattere, inviperita, ma una voce interrompe qualsiasi risposta mordace potesse avere già pronta.
“Credo che questa inutile discussione sia durata anche troppo, Magister Erimond.”
L’intervento di Anaximander zittisce immediatamente padre e figlia, interrompendo un litigio che si protrae inutilmente da ore.
“Magister Magnus… Per quanto vi sia grato degli insegnamenti che state dando a mia figlia, credo di avere ancora più autorità di voi sulle sue decisioni.”
“Potrebbe anche essere vero, Erimond, ma temo che ciò abbia perso valore nel momento stesso in cui l’Arconte in persona ha approvato la partecipazione di Astrea alla spedizione.” Anaximander sospira e, spazientito, si avvicina all’uomo. “Sbraitate quanto volete, ma l’unica cosa che potete davvero fare è prendere atto della cosa. E ora, se volete scusarmi…”
Nel silenzio teso che segue le sue parole, il Magister si avvicina alla porta e sorride alla sua allieva.
“Ti manderò un messaggio con il luogo e l’ora della partenza, mia cara”.
Astrea annuisce, e con un sorriso sprezzante e gli occhi pieni di sfida osserva suo padre mentre risponde.
“Non mancherò, Maestro.”
9:38 Era del Drago, 5° giorno di Cassus (12° mese), in una ampia tenda di un accampamento
“Pensi… Pensi che possano diventare davvero un problema?”
“Difficile a dirsi, ma la possibilità esiste.”
“Dovremmo agire quindi. Potrebbero essere un pericolo.”
“O un’occasione…”
“Lo credi veramente?”
“Potremmo… Verificare.”
9:38 Era del Drago, 2° giorno di Solis (7° mese), Caserma Templare di Montsimmard
Tre tonfi di nocche sul legno di una porta risuonano per la seconda volta in un corridoio e nella stanza dall’altra parte.
“Vidocq?”
Nessuna risposta. Il templare, scocciato, si volta e comincia a percorrere il corridoio.
“Nel nome di Andraste, si sarà cacciato…?”
“Hey tu!”
“Signore…?”
“Hai visto Vidocq?”
“Uhm si, credo si trovi in archivio Signore.”
“Grazie.”
E sbuffando l’uomo inforca un corridoio, raggiungendo l’archivio e spalancandolo senza nemmeno bussare.
“Vidocq, maledizione, è almeno un’ora che ti cerco.”
“Oh Cavalier-Comandante buon giorno. Mi scusi, sto facendo ricerche per quel caso di…”
“Mi racconterai mentre saremo in viaggio.”
“In viaggio, signore…?”
“Richiesta del Lord Cercatore Lambert. Parto oggi pomeriggio e tu verrai con me.”
“Maxwell questo significa…?”
“Si. Prepara i bagagli ragazzo.”
“Subito Signore!”
9:38 Era del Drago, 1° giorno di Cassus (12° mese), accampamento della delegazione del Ferelden, in viaggio
“Mi sembra… Pensieroso. Va tutto bene?”
“Mh? Oh Calanthia. Si tutto bene. Accomodati. E dammi del tu, sai che puoi farlo.”
“Cosa succede?”
“Avrò davvero bisogno del tuo aiuto.”
“Non credo che tu ne abbia bisogno. Sei un eroe.”
“Beh tu non sei da meno. Dopo quasi un decennio si racconta ancora di come tu e tuo fratello, con i vostri uomini, abbiate tenuto testa alla prole oscura per mesi a Gwaren.”
“Giorni che non rivivrei volentieri.”
“Posso solo immaginarlo.”
“Allora, che succede?”
“Dovremo farli andare d’accordo. Nazioni, popoli che sono stati in conflitto o addirittura in guerra fra di loro per buona parte della loro esistenza…”
“Dobbiamo sperare che la minaccia comune li unisca… CI unisca.”
“Il problema è che ancora una minaccia non c’è. E se fosse tutto un fuoco di paglia?”
La donna scrolla le spalle, sfilandosi i bracciali dell’armatura e poggiandoli accanto a sé, sospirando.
“In ogni caso, speriamo che ogni nazione abbia mandato almeno un leader. Ci sarà davvero molto di cui decidere, al ritrovo fra otto giorni.”

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