| 9:39 Era del Drago, 15° giorno di Cassus (12° mese), all’ingresso dei Weisshertz, mattina | |
| “Siamo sicuri funzioni?” “Dobbiamo sperarlo. Le truppe attaccavano alle prime luci dell’alba.” “Come lo capiremo?” “Beh… Se verremo travolti da centinaia di Prole Oscura… Non ha funzionato!” L’avanguardia si avvicina, le armi in pugno, pronti a combattere, raggiungendo il parco attorno all’avamposto, dal lato opposto a dove le truppe avrebbero portato la loro carica, trovandosi davanti diverse decine di Prole Oscura che rapidamente si accorgono di loro. “Beh, o ha funzionato, o gli esploratori avevano decisamente esagerato.” “No signore. Ero lì e le assicuro che erano almeno dieci volte tanto.” “Meglio così. Alle armi! Ci apriremo la strada con l’acciaio!” Un istante dopo vengono raggiunti dalla carica delle creature corrotte e lo scontro ha inizio. |
| 9:39 Era del Drago, 15° giorno di Cassus (12° mese), ospedale da campo della Spedizione | |
| “Preparate il paziente per un traporto rapido!” “Ho capito che siete tutti in brodo di giuggiole per il parto ma adesso vi dovete rimettere al lavoro! FORZA!” “Capo, la barella è pronta per il carico sul carro, ma è sicuro di volerlo portare poi con lei?” “Devono avere il tempo di guardarlo e ora come ora non possiamo fare altro che stabilizzarlo. Al momento giusto glielo porteremo.” “Si capo!” |
| In un salone di pietra, dove tutto sembra sfumato e strane luci brillano fuori dalle finestre. | |
| “Mio signore. Mi ha chiamato?” “Alzati, Emissario della Furia. Ho un compito per te.” “Sono ai suoi ordini.” “Si stanno rivelando una minaccia.” “Di nuovo loro…? Non avrei dovuto lasciarli fuggire.” “Vai, mio emissario. Vai e uccidili tutti. Non devono trovarlo.” “Si, mio signore.” |
| 9:39 Era del Drago, accampamento della Spedizione, alla luce di un falò | |
| “C’era una volta un esercito. Due, se vogliamo essere precisi. Uno era un’accozzaglia di lame eleganti e asce e cani da guerra. Tante parti variopinte, che ancora stavano imparando a danzare insieme. L’altro era un unico corpo titanico. C’erano due eserciti, quindi, e scesero in guerra. Alcune storie sono molto semplici. Ma anche la guerra è una danza, e l’accozzaglia variopinta iniziava a muovere i suoi primi passi. Girava attorno al nemico, stringendolo al fianco per scoprirne il cuore. E che cuore era! Bianco in mezzo al nero. Bianco come osso, bianco come gelida neve. E in quel cuore bianco li attendeva…” Un lungo momento di silenzio. Per un attimo l’incanto non si spezza, qualche paio di occhi spalancati resta fisso sulla cantastorie. Ma la pausa dura troppo, finché qualcuno non osa chiedere. “… Cosa c’era nel cuore?” “…” Un sorriso troppo largo le piega le labbra all’improvviso, come forzato. “Forse non è poi una storia così semplice.” |
