| 9:39 Era del Drago, da qualche parte in un sotterraneo nascosto | |
| “Maestro, possiamo occuparcene dopo, voi non vi siete ancora…” “Sciocchezze, la malattia è oramai alle spalle. Sono stato imprudente e non ho verificato che non fossero malati. È un errore che non farò più. Ora voglio sapere di questa intrusione!” “Beh ecco… I nostri contatti hanno visto delle Ombre al mercato, sulla piazza grande.” Il Corvo alzò un sopracciglio e parlò con una nota di disappunto e di sorpresa nella voce. “Ombre? Ad Antiva?” “Si Maestro: un uomo è morto, non associato, ma sappiamo a chi mirava” “Oh… Capisco di cosa stiamo parlando… Non impareranno mai… Ogni anno è peggio.” “Volete che venga reciso il contratto?” “Ora come ora che senso avrebbe? Non ho voglia di inimicarmi una famiglia per poi doverla vedere repressa. Per ora il contratto può restare aperto, ma voglio l’Ombra che ha versato sangue nei miei territori, e la voglio viva, sono stato chiaro?” “Si Maestro!” “Ah, e ovviamente voglio che venga evitato altro spargimento di sangue non retribuito, ci intendiamo?” “Ma certo, Maestro!” Uno sguardo d’intesa nella Notte e poi il silenzio. |
| 9:39 Era del Drago, Da qualche parte nelle Anderfels | |
| “Corri! Corri! Dobbiamo avvertire gli altri!” “Non… Non ce la faccio più, la ferita… Credo sia infetta…” “Ti prego, non voglio lasciarti qui…” “Corri… Avvertili… Io…” “No, no, no! PER ANDRASTE NO! Io… Devo avvertirli… Stanno arrivando!” |
| 9:39 Era del Drago, 1° giorno di Solis (7° mese), nottetempo a poca distanza dall’accampamento della Spedizione | |
| Nel pieno di una notte buia, una fragorosa risata rompe la quiete di un bosco. “COSA. AVREBBERO. FATTO????” Quattro figure scure si muovono lentamente nell’oscurità, avviandosi verso l’accampamento. “Non si rendono conto che così facendo attraggono la nostra attenzione, ma nella maniera sbagliata?” “Chissà cos’hanno in mente. Sarebbe bello incontrarli, faccia a faccia. Conosciamo i nomi dei membri di questa combriccola di sgangherati, Lamalesta?” “Certo. Non si sono mica fatti lo scrupolo di nascondere la propria identità: l’ho sentito io stesso, camminando per i fatti miei.” Un rumore sordo colpisce un albero accanto ai due nani che parlano; la corteccia si sfalda, dopo essere stata colpita da un pesante martello. “Credo che la nostra amica abbia una chiara idea di come comportarci con loro, eheheh.” “Se lo meriterebbero, solamente per fargli passare la voglia di fotterci il lavoro!” “No. Prima di decidere le loro sorti, vorrei avere l’onore di conoscerli. Ho una proposta in mente per loro, sempre che siano intelligenti da accettarla.” |
| 9:39 Era del Drago, 3° giorno di Solis (7° mese), Ospedale da Campo della Spedizione | |
| “Com’è la situazione dei malati?” “Decisamente migliorata, Dottor Hetzer, si sono rimboccati le maniche!” “Bene, mi fa piacere vedere delle menti all’opera. C’è solo da capire quanti di loro abbiano davvero ciò che serve per continuare.” “Una vocazione alla medicina?” “Vocazione?” Sigmund si volta dando sfoggio di una delle sue migliori espressioni perplesse. “Un mucchio di stronzate! Si deve aver voglia di aiutare il prossimo! Qualche soldo male non fa, ma devi mettere in conto che sei un medico… E che i pazienti sono tutti uguali!” “Capisco il vostro discorso. Ah, fra l’altro… È arrivata questa per voi.” “Una lettera? Dall’Ospedale di Nessum? Ma che diav…” Il fare burbero dell’uomo si interrompe immediatamente, sostituito da un’espressione corrucciata che difficilmente i suoi colleghi avevano avuto modo di vedere. “Dottor Hetzer?” “…” “Sigmund?” “Chiedete ad Helianor se per piacere può occuparsi lei dei cerusici della spedizione… Anche se questo significa che le dovrò un altro favore.” Sospira pesantemente. “E preparatemi un cavallo.” “Che succede? Qualcosa di grave?” “Una malattia sconosciuta, il paziente, nella migliore delle ipotesi, a quest’ora starà già morendo… Devo cercare di arrivare in tempo!” “Pensate di poterlo curare?” “Curare? In quei pochi minuti che gli restano? Siamo obiettivi, è spacciato, ma posso capire cos’ha, imparare e impedire che ne muoiano altri!” |
| 9:39 Era del Drago, 12° giorno di Solis (7° mese), da qualche parte nel Mare di Nocen | |
| “Avanti! Chi… Chi è il prossimo?” “Suvvia uomini! Il Gladiatore chiede una sfida! Dopotutto è il minimo visto che stiamo saccheggiando la nave sulla quale era imbarcato!” Una risata sguaiata e canzonatoria accompagna le parole dell’uomo, mentre parla con ancora la spada in mano. “Faccio io, Capitano!” “Bravo Jayne! Avanti, fai vedere ai tuoi compagni come si lotta con un Gladiatore!” Baldanzoso e forse fin troppo entusiasta, l’uomo si fa avanti, portando con sé quel poco onore che ancora rimaneva alla ciurma del suo Capitano. Davanti a lui, un imponente combattente, armato di spada e scudo è in posizione, pronto per iniziare il combattimento. “Dunque… Tu sei il meglio di questa banda di luridi ladri?” “Certo che sì! Altrimenti che mi porta a fare il Capitano?” “Allora adesso vediamo di finirla in fretta, così poi passo ai tuoi compagni!” “Sisi, tutto molto bello, ma ho una domanda… Un amico del capitano vuole dei grossi cosi che usate voialtri per combattere… Ne hai mica un paio?” |
| 9:39 Era del Drago, 1° giorno di Matrinalis, accampamento della spedizione. In una tenda isolata. | |
| L’ennesimo risveglio agitato, l’ennesimo urlo che disturba la quiete notturna. Due paia di occhi si fissano sul giaciglio più in disparte, due uomini si affrettano a soccorrerne l’occupante. “Oh, per le mutande di- Respira! Stai bene?” “S… Sì, io… Sto bene… Un… Un sogno. So… Solita storia…” “Non alzarti così in fretta. Piano, va tutto bene… Almeno è servito a qualcosa?” “No, io… No. Troppe voci… Non… Non riesco a distinguere…” “Sai, provare il tuo trucchetto nel Giorno dei Morti è stata proprio un’idea del cazzo.” “Speravo… Mi rispondessero un po’ meglio del solito. Ecco.” “Beh, ti hanno risposto pure troppo. Prenditi un sonnifero e lascia perdere, prima di svegliare l’intero accampamento. La gente comincerà a lamentarsi del casino e dovremo dare spiegazioni.” “Ma… Non ho ancora visto dove…” “Non importa. Abbiamo ancora tempo per trovarli. E tu hai bisogno di imparare a gestire questa roba.” |
| 9:39 Era del Drago, in una taverna, da qualche parte nel Ferelden | |
| “Hey ragazzi! Guardate se questo non è uno schifoso selvaggio delle selve!” “Dai John lascialo stare, i Chasind sono pericolosi…” “Stai zitto a me questi selvaggi schifosi fanno vomitare! Hey stronzo! Vattene prima che la tua puzza impesti tutta la taverna!” Il chasind ignora l’ubriaco, continuando a bere dal suo boccale, facendo un gesto per calmare il mabari al suo fianco che aveva cominciato a ringhiare sommessamente. “Vattene, non voglio problemi.” “Non me ne frega un cazzo di quello che vuoi, uomo delle paludi!” Con uno schiaffo l’ubriaco ribalta sul pavimento il piatto con il pasto del “selvaggio”, che inspira ed espira profondamente, stringendo il pugno sul suo boccale di metallo piegandolo leggermente, cominciando a perdere la pazienza. “Allora? Non reagisci?! Troppa paura?!” Con uno scatto l’ubriaco afferra una bottiglia, schiantandola contro il tavolo per frantumarla, per poi muovere un fendente che traccia una linea rossa sanguinante sulla guancia del chasind. Quest’ultimo, senza una parola ulteriore, scatta disarmando l’uomo dalla bottiglia per poi afferrargli la testa e schiantarla a ripetizione contro il tavolo, riempiendolo di sangue e quasi sfondandolo. Gli amici dell’ubriaco si alzano in piedi, mettendo mano alle armi, ma si bloccano quando vedono l’altro voltarsi, lasciando cadere a terra in una pozza di sangue, il suo sguardo che saetta fra di loro mentre il taglio sul suo volto che si richiude da solo in un istante. Non c’è bisogno neanche di una parola, che quelli fanno un passo indietro, mentre il chasind svuota il boccale ed esce seguito dal suo mabari, fermandosi solo a strappare un foglio dalla bacheca. “Ma quello chi diavolo era…?” Commenta, ancora interdetto, uno degli amici del malcapitato, ottenendo la risposta dal taverniere. “Non si sfida la Tempesta.” |
| 9:39 Era del Drago, 1° giorno di Parvulis (9° mese) in una tenda-taverna nell’accampamento della Spedizione | |
| Un mandolino suonato male risuona nella taverna, seguito dalla voce piuttosto stonata del ragazzo che canta accompagnato dalle sue stesse note “…È la cosa che bramo di più! Sarò un avventuriero… Stimato e temuto… Ed amato! Nessuno qui… È meglio di me! Sai perché…? Sarò reeeeeeeeee!” “Ma che è ‘sta schifezza…?” “È la mia canzone preferita!” “Smettila di ucciderci le orecchie!” Luciano non sembra volerli ascoltare e continua a suonare e cantare, fino a ché un avventore non afferra il suo mandolino, spaccandolo con un colpo per terra. “Hey calma! Io c’ho amici influenti!” Ma l’uomo non sembra volerlo ascoltare e con ciò che rimane del mandolino tenta di schiantarglielo sul volto. Con un urlo l’esploratore schiva il colpo, afferrando il suo sacco di yuta e correndo fuori dalla locanda accompagnato dalle risate di scherno generali. “Stronzi…” Sibila una volta fuori, sistemandosi il sacco sulle spalle ed allontanandosi allontanandosi. In pochi minuti, un uomo che stava lanciando un coltello contro un bersaglio lo pianta nella mano dell’amico che stava staccando il suo, un altro dà della puttana alla madre dell’avventore sbagliato scatenando una rissa e qualcuno inciampa, dando una testata ad un tavolo e urtando una lanterna, che finisce contro la tenda dandole fuoco. Dopo neanche trenta metri, attirato dalle urla, Luciano si volta osservando stupito la tenda in fiamme, chi scappa fuori e chi interviene per spegnere il fuoco “Che culo, me ne sono andato appena in tempo…” Commenta facendo spallucce e riprendendo a camminare. |
| 9:39 Era del Drago, 1° giorno di Martinalis (8° mese), accampamento della Spedizione | |
| “Lucien torna qui!” Fra le risate generali la ragazza insegue il piccolo mabari che corre fra le tende e le bancarelle, travolgendo alcune persone e ribaltando alcune ceste. “Maledetto sacco di pulci!” Si sentono le imprecazioni di un mercante che ha ritrovato tutta la sua merce nel fango, intanto i fereldiani nei dintorni ridono divertiti. “Per me lo prende in mezz’ora.” Valoran riflette qualche secondo sulla proposta di Morwen, che gli porge da bere. “È diventata più veloce. Io dico venti minuti.” Risponde l’alchimista, picchiando il pugno contro quello dell’arciere ed afferrando poi l’otre. |
| 9:39 Era del Drago, 1° giorno di Parvulis (9° mese), Accampamento della Spedizione | |
| Il suono di risate, dello scoppiettare del falò e di calici di legno e metallo che battono l’uno contro l’altro riempie l’aria dell’accampamento come spesso la sera dopo aver montato le tende dopo la marcia. In quei momenti, la gerarchia sociale viene parzialmente meno e si passa la sera a parlare, raccontarsi aneddoti, ridere e scherzare attorno al fuoco e accompagnati da birra, vino e idromele. “Ah! Cazzate, caro orecchie a punta! Noi nani ci abituiamo a cacciare cose ben peggiori degli animali, nei cunicoli stretti e bui delle Vie Profonde. Altro che i dalish! Siamo noi di Orzammar i migliori cacciatori!” “Livon, amico mio, se dovessimo basarci su di voi per le provviste di cibo della Spedizione saremmo morti di fame una settimana dopo Perendale.” Un paio di elfi seduti con loro scoppiano a ridere alle parole di Fen’herin e a quel punto il Campione di Orzammar si alza in piedi, riempie il suo boccale e lo porge verso l’elfo tatuato. “E allora faremo una sfida! Dimostreremo chi è il cacciatore migliore!” “Ci sto!” |
| 9:38 Era del Drago, 11° giorno di Umbralis (11° mese), da qualche parte a sud-ovest delle Anderfels | |
| Uscire dalle mura non era stato facile, ma la vera difficoltà arrivava ora. Doveva farcela. Gli ordini erano chiari. Doveva portare quel maledetto messaggio. Vide due genlock balzargli addosso dall’ombra, ma era pronto. Piroettò su sé stesso, menando un fendente orizzontale troppo forte e rapido perché il prole oscura potesse bloccarlo e quello gli taglio il cranio all’altezza del naso, mentre la spada corta dell’altro strisciava contro la sua armatura, lacerandone gli anelli sulla schiena e il tabarro blu scuro, sfruttò così lo sbilanciamento dell’altro per colpirlo alla tempia con il pomo della propria arma, stordendolo per poi colpirlo dritto sugli occhi con il bordo dello scudo, scagliandolo indietro e facendolo cadere dall’alta scogliera dritto nel fiume. “Ci sono quasi…” Sibila fra sé e sé, riprendendo a correre, ma all’improvviso una freccia lo raggiunge nella spalla, sbilanciandolo, seguita da una seconda nel petto che impatta con tanta violenza da gettarlo indietro. Ferito a morte il giovane cade nel baratro, verso lo stesso fiume dove aveva spinto il proprio nemico. |
